Dopo otto anni di detenzione aveva deciso di lasciare Torre Annunziata e trasferirsi a Latina per cambiare vita, inseguendo la rinascita anche attraverso il pugilato, la stessa disciplina che lo aveva portato alla gloria prima di pagare le conseguenze per il suo coinvolgimento in un'associazione per delinquere di stampo camorristico dedita allo spaccio e al traffico di armi. Ma a distanza di tre anni circa dalla sua scarcerazione, il 43enne Pietro Aurino è finito di nuovo nei guai: l'ex campione di boxe è il campano finito dietro le sbarre per un'operazione antidroga che ha interessato principalmente il fratello.L'ex pugile campano (campione europeo a trent'anni) era balzato agli onori della cronaca proprio per il suo ritorno sul ring in una palestra "popolare" nella periferia di Latina, la città che ha scelto per trasferirsi dopo otto anni di detenzione, seguendo la famiglia di sua moglie. Da un paio di mesi Pietro Aurino ospitava il fratello Salvatore, e la cognata, che a loro volta avevano scelto di lasciare Torre Annunziata dopo essere finiti in manette a fine settembre. Questi ultimi probabilmente sentivano sul collo il fiato degli investigatori dei Carabinieri che li tenevano d'occhio per documentare la loro attività di spaccio.L'operazione che ha portato ai tre arresti è il frutto della mirata attività di contrasto, portata a termine dai Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Torre Annunziata nella cittadina dell'hinterland napoletano e in particolare nel rione Provolera. Salvatore Aurino e Marianeve Longobardi di 39 e 49 anni, erano stati arrestati il 27 settembre dopo una serie di appostamenti che avevano permesso agli investigatori di accertare il via vai di clienti. Nell'abitazione della coppia erano stati trovati 3 grammi di cocaina e altri 9 di crack già suddivisi in dosi.