Hanno da poco varcato la soglia dei vent'anni, ma sono già pronti a tutto pur di farsi rispettare negli ambienti dello spaccio, persino sequestrare e torturare un cliente che si rifiutava di onorare un debito di cocaina da poche centinaia di euro. Tre giovani del capoluogo pontino, Gabriele Aquilani, Roberto Mengoni e Roberto Vico di 21, 23 e 26 anni, rischiano di finire a processo in Corte d'Assise con un'accusa pesantissima: concorso in sequestro di persona a scopo di estorsione e lesioni, con l'aggravate di avere agito con la premeditazione, facendo ricorso a sevizie e crudeltà. Questi i reati, che prevedono condanne anche fino a trent'anni, ipotizzati dai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia, che hanno chiuso nei mesi scorsi un'inchiesta a loro carico, supportata dal lavoro degli investigatori della Squadra Mobile di Latina.
I fatti risalgono all'estate del 2018, quando scatta l'azione di recupero del credito che i giovani pusher, soggetti emergenti negli ambienti della droga, vantano nei confronti di un romeno di 26 anni. A portare i poliziotti sulle tracce dei tre indagati, è in realtà un amico della vittima, un latinense di 22 anni che si ritrova a sua volta a subire le richieste di denaro, tirato in ballo proprio dal conoscente che da solo non riesce a pagare. Stando alle dichiarazioni delle parti offese, il debito iniziale ammontava a 600 euro, ma gli estorsori sarebbero arrivati a chiederne il doppio prima di scendere a 800.
È il 23 luglio dello scorso anno quando il 22enne italiano viene avvicinato da Gabriele Aquiliani. Quest'ultimo è in possesso del suo portafogli, dentro c'è la carta di credito che la vittima aveva prestato all'amico per farsi accreditare lo stipendio: il romeno era riuscito a sottrargliela per consentire agli estorsori di prelevare la somma necessaria a coprire il debito, ma l'operazione non va a buon fine perché lo stipendio non era ancora stato pagato. Così Aquilani invita il 22enne a raggiungerlo sotto casa dell'amico straniero per chiarire la vicenda.
Come dichiarato dal giovane insolvente, Aquiliani si dimostra subito aggressivo: lo fa salire in auto e lo aggredisce con una serie di pugni, poi carica a bordo anche l'amico e li porta a casa di colui che poi sarà identificato come Roberto Vico, un appartamento popolare di viale Nervi dove si sarebbe consumato il sequestro di persona. Ad attenderli c'è Roberto Mengoni che li accompagna nell'abitazione.
Una volta in casa, la situazione precipita in fretta: dalla richieste di denaro alla violenza, il passo è breve, perché i due sostengono di non avere i soldi. Il romeno viene legato a una sedia con del filo di ferro e viene subito picchiato. A condurre le sevizie, stando alle indagini, sarebbe Mengoni con l'aiuto di Vico, mentre Aquilani lascia l'appartamento prima che la situazione degeneri.
Il giovane sequestrato viene picchiato a più riprese, anche con una mazza da baseball, poi uno dei sequestratori tira fuori un coltello a scatto e inizia a punzecchiarlo sulla gamba sinistra prima di colpirlo con un fendente. L'incubo sarebbe durato circa tre ore, mentre l'amico era costretto ad assistere, impietrito per la paura. Dopo le torture il debitore viene accompagnato al pronto soccorso, perché gli estorsori erano intenzionati a simulare un incidente per recuperare i soldi dell'assicurazione e il referto medico testimonia le ferite provocate durante il sequestro.
Il giorno dopo l'amico della vittima si rivolge alla Polizia: di lui si occupa la Squadra Mobile, all'epoca diretta dal vice questore Carmine Mosca, e le indagini vengono condotte dagli investigatori dell'ispettore Mirko Snidaro. D'accordo con i poliziotti, il ragazzo decide di pagare il debito e si presenta all'incontro con gli estorsori, nella zona del grattacielo Pennacchi dove vive uno di loro: i detective sono in agguato, ma le cose si mettono male perché il debitore strappa i soldi dalle mani dell'amico prima della consegna. Gli agenti lo bloccano mentre si avvicinava anche Mengoni che riesce a scappare e salire a bordo dell'auto di Aquilani. I due scappano e riescono a far perdere le loro tracce. Salvo spuntare qualche giorno dopo, il primo agosto quando Aquilani si presenta in Questura giustificando la sua assenza con una vacanza, ma la ricostruzione del viaggio che offre viene contraddetta dalle parole della fidanzata che lo accompagnava.
Le indagini trovano conferma nell'analisi di tabulati e spostamenti tracciati dai telefoni cellulari. L'inchiesta approda sul tavolo del sostituto procuratore Giuseppe Miliano, ma il reato ipotizzato, il sequestro di persona a scopo di estorsione, è di competenza dell'Antimafia e approda a Roma, sul tavolo del pubblico ministero Simona Marazza che ha chiuso l'inchiesta nei mesi scorsi, senza ricorrere però a misure cautelari.

Sono poco più che ventenni, ma hanno già dimostrato di non avere scrupoli: pronti a tutto pur di farsi rispettare negli ambienti dello spaccio, persino sequestrare e torturare un cliente che si rifiutava di onorare un debito di cocaina da poche centinaia di euro. Tre giovani del capoluogo pontino, Gabriele A., Roberto M. e Roberto V. di 21, 23 e 26 anni, rischiano di finire a processo in Corte d'Assise con un'accusa pesantissima: concorso in sequestro di persona a scopo di estorsione e lesioni, con l'aggravate di avere agito con la premeditazione, facendo ricorso a sevizie e crudeltà. Questi i reati ipotizzati dalla Direzione Distrettuale Antimafia che, nei mesi scorsi, ha chiuso l'indagine condotta dagli investigatori della Squadra Mobile di Latina. Reati che rischiano di tramutarsi in un'accusa pesantissima, con pene previste anche fino a 30 anni di reclusione. 
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di: La Redazione