Un ricorso per chiedere la rimozione di una serie di barriere architettoniche presenti lungo tutto il territorio comunale di Pomezia e per ordinare all'amministrazione l'adozione dei Peba - i Piani per l'eliminazione delle barriere architettoniche - entro sei mesi dall'eventuale sentenza di condanna per condotta discriminatoria.

È questo, in estrema sintesi, quanto posto in essere dall'associazione "Luca Coscioni" e da "Pomezia Senza Barriere", con la prima udienza al Tribunale di Velletri in programma il prossimo 18 dicembre.

A introdurre la tematica è stato il consigliere generale dell'associazione, Giuseppe Di Bella, che ha poi lasciato la parola all'architetto Paolo Moscogiuri che ha curato la perizia acclusa al ricorso e all'avvocato Alessandro Gerardi.

I casi eclatanti
«Ho scelto alcune situazioni emblematiche, che mettono in pericolo la persona per l'assenza di camminamenti». È iniziato così l'excursus dell'architetto Moscogiuri rispetto ai casi di barriere architettoniche che col ricorso si chiede al Comune di eliminare. C'è quella di via Orazio, dove i recenti lavori per inserire il codice tattile sarebbero stati fatti male, ma anche la rampa della scuola in via Columella che invade il marciapiede. E poi viene citata l'inaccessibilità di via del Mare o la situazione di alcune fermate del bus. «A via Ovidio, invece, non ci sono marciapiedi - ha spiegato l'architetto -, ma si consente alle auto di parcheggiare lungo entrambe le carreggiate». E poi c'è il caso emblematico del litorale di Torvajanica, nel tratto verso Ostia. «Lì non c'è alcun camminamento, ma solo il parcheggio a pagamento. Queste cose aggravano la situazione, perché un conto è fare l'errore e un altro è realizzare un parcheggio a pagamento: hai deciso che lì ci devono stare le auto per un tornaconto economico e non il pedone o la mamma col passeggino, costretti a camminare sulla carreggiata».

Un ricorso unico in Italia
All'avvocato Gerardi, invece, è toccata l'esposizione della parte tecnica e la motivazione del ricorso. «Non abbiamo astio nei confronti di questa amministrazione, ma dal 2006 esiste una legge che concede uno strumento efficace alle associazioni di categoria e ai disabili: se le amministrazioni pubbliche non ottemperano alla legge, possono presentare ricorso in Tribunale e si dà al giudice il potere, in caso di condanna, di ordinare alle pubbliche amministrazioni di avviare l'opera che non è stata compiuta. Di fatto, il Tribunale si sostituisce al Comune nel rispetto dei diritti fondamentali della persona con disabilità, ossia quelli alla mobilità, all'inclusione, all'uguaglianza, alla parità di trattamento. Non ci si può più nascondere dietro alla mancanza di fondi».

Il ricorso di Pomezia, ha spiegato l'avvocato, arriva a margine di un dialogo naufragato con l'amministrazione a Cinque Stelle guidata dal sindaco Adriano Zuccalà per l'applicazione dei Peba, strumenti che fin dal 1986 esistono per pianificare l'abbattimento delle barriere architettoniche nel tempo, effettuando anche una ricognizione dell'esistente. «Il ricorso fa di Pomezia un caso pilota in Italia: da nessuna parte è mai stato depositato un atto che punti a costringere le amministrazioni ad adottare i Peba. Vedremo il Tribunale di Velletri come si comporterà: noi chiediamo non solo la rimozione di una serie di barriere architettoniche scandalose - ha concluso l'avvocato -, ma anche di obbligare il Comune ad adempiere all'obbligo di legge di adottare i Peba entro sei mesi dall'eventuale sentenza di condanna. A Pomezia una programmazione per eliminare le barriere non c'è mai stata, è un problema che va avanti da 30 anni. Il ricorso, dunque, è contro questa amministrazione, ma di fatto vale anche per le precedenti».