Era stato fermato dalla polizia con alcuni grammi di marijuana e hascisc. La sostanza stupefacente era uscita al termine di una perquisizione e la droga l'aveva in tasca. Era in pieno centro, a piedi sulla circonvallazione, a poca distanza da piazza del Popolo e dopo che era stata chiusa l'inchiesta in Procura, una volta che era arrivata l'informativa, gli inquirenti avevano contestato per il giovane incensurato, uno studente che proprio in quell'anno scolastico si stava diplomando, la detenzione ai fini di spaccio.
I fatti contestati erano avvenuti a Latina nel marzo del 2016 e ieri, a distanza di tre anni e mezzo dai fatti contestati, il giudice per l'udienza preliminare Pierpaolo Bortone, ha riconosciuto invece che il giovane aveva una minima quantità di droga e in aula la difesa dell'imputato Francesco Di Ciollo, ha sostenuto un punto che si è rivelato nevralgico nell'economia dell'udienza e cioè che erroneamente la Procura aveva contestato lo spaccio per una quantità ingente di stupefacenti e per una pena che prevede dai sei anni di reclusione in su.