Alla fine dopo che i giudici sono usciti dalla camera di consiglio, è arrivata la condanna a sette anni di reclusione. Il collegio penale del Tribunale ha accolto la ricostruzione del pubblico ministero Andrea D'Angeli: sette anni nei confronti di un 29enne di Latina, accusato di tentato omicidio nei confronti di una parente. L'imputato che era presente alla lettura del dispositivo, nel corso del processo era stato sottoposto anche ad una serie di consulenze mediche per il suo stato di salute e i magistrati hanno sostenuto che il giovane al momento dei fatti era parzialmente capace di intendere e di volere.  Ieri davanti al collegio penale, composto dai giudici Gian Luca Soana, Beatrice Bernabei e Fabio Velardi, si è svolto l'ultimo atto di una vicenda tanto delicata quanto difficile che era avvenuta tra le mura domestiche.
I fatti contestati erano avvenuti nella notte tra il 2 e 3 agosto quando il ragazzo era stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Latina perché aveva cercato di uccidere la zia mentre stava dormendo e secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti e dal pm Giuseppe Miliano, titolare dell'inchiesta, aveva messo le mani al collo della donna che però aveva reagito immediatamente e aveva dato l'allarme.