Il fatto
13.01.2020 - 12:21
Era un passaggio tanto atteso quanto complesso, l'avvio del procedimento per il recupero edilizio dell'ex cinema Giacomini, che ha sbalordito un po' tutti, tra gli addetti ai lavori, la semplicità con cui è stata trovata la soluzione inseguita da anni. E infatti le cose non stanno proprio così: una lettura più approfondita della deliberazione approvata dalla Giunta municipale pochi giorni prima di Natale, rivela che l'istruttoria autorizzata si basa sull'erronea interpretazione della legge regionale numero 7 del 18 luglio 2017, il testo che promuove interventi di rigenerazione urbana e recupero edilizio altrimenti impossibili. Insomma, la trasformazione dell'ex multisala in un centro culturale polifunzionale è un sogno irrealizzabile, almeno nei termini in cui è stata proposta.
Il contesto
In un contesto socio economico che sta vivendo una mutazione tanto radicale, l'opera di riconversione delle attività ormai superate, diventate improduttive, è un passaggio doveroso, ma non per questo semplice. Ne è stato un esempio, per decenni, il mancato rilancio dei siti industriali, e la stessa difficoltà si sta vivendo ora nel contesto urbano, con i settori dell'intrattenimento e del commercio. Eppure in questo ambito, come già sperimentato con l'edilizia, l'amministrazione comunale si è dimostrata pigra nell'attività di pianificazione, finendo per lasciare l'iniziativa ai privati, col rischio però di assecondare manovre a dir poco dubbie.
L'errore di base
In pratica la legge 7 della Regione Lazio non contempla operazioni come quella studiata per la realizzazione del centro culturale polifunzionale "Giacomini Giovani" al posto dell'ex cinema. L'ostacolo principale, insormontabile, è la collocazione del manufatto all'interno del centro storico tutelato dal Piano Territoriale Paesistico Regionale (Ptpr). Ostacolo che i progettisti hanno aggirato partendo da un'erronea classificazione urbanistica dell'ex cinema: stando alla loro relazione, la destinazione sarebbe quella turistico ricettiva, per la quale l'articolo 4 della legge 7 permette appunto interventi di recupero edilizio con parziale cambio di destinazione.
È proprio questo il peccato originale del nascente centro culturale polifunzionale "Giacomini Giovani", perché i cinema non vengono comunemente classificati come edilizia turistico ricettiva, ma considerati come servizi. Tant'è vero che la legge 7 contiene al suo interno un articolo, il numero 6, destinato a regolare anche all'opera di risanamento di immobili già destinati alle attività cinematografiche e ai centri culturali polifunzionali. Questo articolo consente sia un aumento della volumetria fino al 20% in caso di demolizione e ricostruzione, che il cambio di destinazione d'uso pari al 30% delle superfici preesistenti per l'apertura di attività commerciali, artigianali ed a servizi, ma puntualizza soprattutto che «Le disposizioni di cui al presente articolo non possono riferirsi ad edifici siti nelle zone individuate come insediamenti urbani storici dal Ptpr» come recita l'ultimo comma.
La cecità dell'ente
Ignorando i limiti imposti dalla Regione Lazio, i progettisti hanno applicato l'articolo 4 utilizzando i parametri dell'articolo 6. Una mossa astuta, ma resta incredibile la facilità con la quale il Comune ha preso per buono questo progetto, senza notare la discrepanza di base. Perché individuato l'errore iniziale, tutte le buone intenzioni dell'opera di risanamento urbano sono inutili.
Pur considerando in buona fede i tecnici del Comune che hanno assecondato l'erronea applicazione della legge regionale, appare evidente che l'errore sia stato compiuto sottovalutando l'aspetto urbanistico della vicenda, sin dalle prime battute, quando l'Ufficio Edilizia Privata ha girato la pratica al Servizio Attività Produttive "per competenza". Proprio lo stesso Suap che ha dato il via libera a varianti dubbie come quella in zona Q3 sulla quale stanno già indagando i Carabinieri. E non è chiaro in quali termini il Suap abbia valutato favorevolmente la proposta per l'ex cinema Giacomini, visto che tra gli allegati della liberazione di Giunta non c'è traccia del parere rilasciato. E non è chiaro neppure per quale ragione non sia stata chiesta una valutazione approfondita di natura puramente edilizia.
Prima del rilascio del permesso a costruire il progetto dovrà superare le osservazioni del caso e l'approvazione del Consiglio comunale, ma i primi dubbi sembrano annunciare un altro fallimento per la rivoluzione affievolita di Latina Bene Comune.
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