E' uscito definitivamente di scena da una vicenda che andava avanti da due anni: dall'otto gennaio del 2018. E' stato assolto ed è finita qui la vicenda giudiziaria che aveva portato in aula un professionista pontino. Erano le vacanze di Natale di due anni fa e qualche giorno prima di quell'otto gennaio, durante un trasloco a casa,  aveva trovato in cantina diverse armi che appartenevano al padre che nel frattempo era morto e che erano state denunciate, ma lui non lo sapeva. E poi era spuntata anche una vecchia pistola che era del nonno, utilizzata durante il servizio di scorta al Re Vittorio Emanuele III.  Il passaggio successivo era stata la denuncia in Questura ma secondo le indagini era stata tardiva e alla fine lui era stato indagato con l'accusa di detenzione illegale perché la denuncia della detenzione era fuori tempo. Come aveva sostenuto la Procura nel capo di imputazione, era accusato di non aver comunicato tempestivamente all'autorità la detenzione delle armi regolarmente detenute dal padre defunto e che era morto negli anni novanta. Ieri mattina l'imputato, un professionista di 63 anni residente nel capoluogo pontino,  è stato assolto, come ha richiesto il suo difensore, l'avvocato Roberto Baratta durante l'arringa e come ha chiesto nel corso del suo intervento anche il pubblico ministero Giuseppe Bontempo. Il giudice del Tribunale Mario La Rosa ha accolto in pieno questa prospettazione.  Oltre ai fucili la difesa ha sostenuto che tra le armi ritrovate c'era anche una pistola di fabbricazione anteriore al 1890, è una rivoltella di cui è sconosciuta la marca e il calibro e senza numero di matricola ed è  di proprietà del nonno dell'imputato che era una guardia personale del Re. Quando l'uomo aveva fatto la scoperta ha agito in buona fede -  ha sostenuto la difesa -  e la denuncia non era stata tardiva perché il 6 gennaio era sabato e quindi un festivo e anche il 7 che era domenica, era impossibilitato a presentare la denuncia all'ufficio porto d'armi.  E' stato questo il ragionamento della difesa che ha puntato sull'assoluta irrilevanza penale della condotta del professionista, molto stimato nel capoluogo e che non ha mai avuto a che fare con attività penalmente rilevanti, mostrando anche una chiarissima attività collaborativa con i funzionari che hanno operato. Il professionista ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato, un giudizio previsto dal codice che prevede la riduzione di un terzo della pena