Si conclude dopo quindici anni la vicenda giudiziaria (sul fronte civile, perché su quello penale è andato tutto prescritto) per una bimba "dimenticata" sullo scuolabus di Sabaudia e lasciata lì per oltre cinque ore. A pronunciarsi è stata la terza sezione civile della Corte di Cassazione, cui si sono rivolti i familiari della ragazza assistiti dall'avvocato Francesco Di Ciollo. I fatti si sono conclusi con un importante risarcimento come disposto dai giudici della Corte d'Appello, che avevano però ridimensionato la cifra stabilita in primo grado.
A seguito del trauma subito, la bimba aveva avuto delle reazioni psicologiche accertate anche tramite la cartella clinica acquisita nel corso dell'iter giudiziario.
Dopo questo inspiegabile incidente, infatti, la bambina e i genitori hanno ricevuto il sostegno presso il Centro di psichiatria per l'infanzia e l'adolescenza.
I giudici, esaminando tutti gli elementi forniti, hanno ritenuto sussistente un nesso tra l'abbandono subito dalla minore e le reazioni che si sono poi verificate.
Come accennato, il risarcimento cui è stato condannato il Comune di Sabaudia, che aveva chiamato in causa la compagnia assicurativa con la quale all'epoca aveva il contratto, è stato ridimensionato nel giudizio di appello.
In giudizio erano stati citati anche altri soggetti, fra cui l'autista, il dirigente scolastico, un insegnante e il ministero dell'Istruzione, ma i giudici hanno ritenuto che il Comune fosse l'unico legittimato passivo.
Quello, insomma, a cui chiedere il risarcimento danni che poi è stato riconosciuto ai ricorrenti.
Il secondo grado, confermando il danno morale ai genitori della bambina, ha ridimensionato il risarcimento riconosciuto alla minore, che comunque ammonta a diverse decine di migliaia di euro.
Nelle scorse settimane sono state depositate le motivazioni della Corte di Cassazione, che ha quindi scritto la parola "fine" a questa vicenda giudiziaria confermando la sentenza della Corte d'Appello.