Arriva direttamente dal sindaco di Lenola, Magnafico, la replica al sequestro della stazione radio da parte del Nipaaf. "Riguardo alla vicenda del sequestro dell'antenna in zona ‘Carduso', operato dal Nipaaf su disposizione del gip di Latina, tengo a precisare che la delibera di Giunta finita sotto i riflettori degli inquirenti fa data 3 luglio 2014; non solo, il contratto di concessione in uso del terreno stipulato tra Comune di Lenola e società che hanno realizzato l'opera è datato 4 settembre 2017. Stando alla tesi della procura, l'edificabilità dell'area esplicitata nel nuovo piano regolatore generale del Comune – varato dall'Amministrazione nella primavera 2018, alla vigilia delle elezioni amministrative e tuttora non approvato dalla Regione Lazio, dunque non valido – non sarebbe consentita dal vecchio PRG, al momento ancora in vigore. Mi sembra chiaro che anche le presunte carenze documentali sollevate dal comitato dei residenti all'attuale amministrazione siano state dunque considerate irrilevanti dalla Procura, che ha invece fatto esplicito riferimento ad atti e iniziative precedenti al nostro insediamento. Da parte dell'Amministrazione Magnafico c'è fiducia nella magistratura affinché faccia piena luce su questa vicenda, nel rispetto delle normative e per la tutela della municipalità di Lenola, che è ciò a me, come Primo cittadino, sta più a cuore".

Blitz del Nipaaf a Lenola per eseguire il sequestro di una stazione radio multigestore di telefonia mobile in località Carduso, così come disposto dal gip Castriota su richiesta del pm Gentile. Le società che hanno realizzato l'opera hanno presentato solo la Scia al fine di ottenere il permesso a costruire. Ad ogni modo l'intervento non era realizzabile in quanto le previsioni di Prg vigenti prevedono un vincolo di inedificabilita assoluta. Tre al momento gli indagati: i due amministratori delle due  società più un ex funzionario della Soprintendenza e firmatario dello sblocco dei lavori precedentemente fermati dai numerosi esposti inoltrati dai cittadini riuniti in apposito comitato che lamentava un possibile inquinamento elettromagnetico. L'ipotesi di reato è abusivismo edilizio.

di: La Redazione