Le spiagge libere in convenzione possono essere "attrezzate" con il noleggio di attrezzature balneari, purché le stesse non siano preposizionate e con la possibilità per chiunque di poter sostare liberamente, anche senza fruire di questo servizio. In linea teorica, poi, i titolari della convenzione con il Comune non potrebbero esercitare un'attività di ristorazione o di chiosco-bar, ma almeno per tutto il 2020 questo sarà "tollerato" in virtù di una gara e delle convenzioni mai annullate in autotutela dall'ente, che invece si è visto revocare dai giudici l'atto con cui vietava l'installazione dei chioschi.

È sostanzialmente questo il contenuto di alcune sentenze del Tar del Lazio pubblicate nei giorni scorsi dopo i ricorsi di alcuni "convenzionati" col Comune di Nettuno che avevano impugnato diversi atti sia comunali che regionali.

La decisione del Tar si è mossa su due fronti: da un lato il ricorso principale contro le note interpretative regionali e quelle con cui il Comune comunicava esclusivamente la posizione dell'ente romano è stato rigettato; dall'altro il ricorso per motivi aggiunti contro la nuova convenzione sottoscritta l'anno scorso nella parte in cui veniva vietata l'attività di chiosco bar è stato accolto.

Andiamo con ordine. I giudici amministrativi di primo grado hanno ritenuto coerenti con le normative vigenti le note interpretative della Regione Lazio rispetto alla convenzione triennale per la gestione delle spiagge libere decisa dal Comune di Nettuno e stipulata con diversi soggetti e la comunicazione che l'ente di viale Matteotti ha inviato ai "convenzionati". In sostanza, dal Comune hanno interpretato in modo restrittivo il quadro normativo regionale, spiegando che la convenzione avrebbe consentito lo svolgimento dei soli servizi di assistenza e salvataggio, igienici e di pulizia, con l'esclusione dello svolgimento di attività economiche. Dal Tar, in questo senso, hanno spiegato che, fermo restando il divieto di pre-posizionamento delle attrezzature e la limitazione della libera fruizione dell'arenile, «lascia intendere che non è vietato il noleggio di tale attrezzatura, ovviamente previa richiesta del soggetto interessato». «Questa attività - prosegue la sentenza - può ben ritenersi compresa tra quelle possibili nelle spiagge libere». I giudici, però, chiariscono che «deve escludersi che la convenzione stipulata dal Comune per la gestione dei servizi sulle spiagge possa autorizzare l'affidatario allo svolgimento di attività commerciali, quali l'attività di bar-ristorazione».

Se questo è il quadro generale, quello particolare è un po' diverso, almeno fino alla prossima estate 2020. Secondo il Tar, infatti, l'atto con cui il Comune «ha manifestato l'intenzione di adeguarsi alle direttive impartite dalla Regione Lazio in ordine al significato delle disposizioni regionali relative alla gestione dei servizi sulle spiagge libere», vietando l'espletamento del servizio di chiosco-bar «che invece doveva ritenersi autorizzato in forza della procedura di gara svolta dal Comune stesso per l'affidamento in convenzione dei servizi sulle spiagge libere», deve essere annullato. «Deve ritenersi che l'affidamento in convenzione dei servizi connessi alla balneazione delle spiagge libere per la durata di tre anni a partire dal 2018 e limitatamente alle stagioni balneari, comportasse l'autorizzazione a svolgere anche l'attività di chiosco-bar in una struttura di 25 metri quadrati facilmente rimovibile. Ne consegue che la modificazione del servizio affidato, mediante l'esclusione di una delle attività che esso comportava, avrebbe richiesto l'esercizio di poteri di autotutela e il rispetto dei relativi requisiti formali e sostanziali».

La gara, invece, non è stata annullata e quindi, almeno per la prossima estate, i chioschi-bar sulle spiagge libere in convenzione potranno essere installati.