In cinque sono stati condannati per l'omicidio di Enrico Amelio, un piccolo imprenditore edile residente a Gaeta ucciso in seguito ad un agguato nella sua cittadina originaria a Quarto. Ieri la sentenza che ha condannato all'ergastolo con un anno di isolamento: Salvatore Cammarota, Claudio Di Biase, Salvatore Liccardi, Salvatore Simioli e Giuseppe Polverino, questi ritenuto il mandante capo del clan preso in Spagna da latitante. Ma procediamo con ordine e partiamo dall'inizio.
Amelio era residente a Gaeta dal 2003, aveva scelto la cittadina marinara dove vivere. Un piccolo imprenditore edile su cui non gravavano precedenti penali né frequentazioni con soggetti pregiudicati, anzi conosciuto nella cittadina laziale come persona per bene e ben voluto da tutti, anche dalle forze dell'ordine, quale serio professionista, generoso con tutti e uomo onesto dedito alla famiglia; all'epoca della sua morte composta da moglie e due figlie di 16 e 7 anni. La figlia grande che oggi ha 29 anni, ha sposato un maresciallo dei carabinieri di Gaeta.
Era il 10 ottobre del 2006 quando l'imprenditore, mentre si trovava nel comune di origine di Quarto in provincia di Napoli, con un vero e proprio agguato, fu raggiunto da quattro colpi di pistola alle gambe.