Un esperto di dialetto formiano dovrà tradurre le parti che il perito, incaricato dal giudice di trascrivere le intercettazioni nell'ambito del processo scaturito dall'inchiesta "Sistema Formia", non è riuscito a comprendere.

Un'altra battuta di arresto di natura tecnica - che può far sorridere - del dibattimento, dopo i vari rinvii che si sono registrati negli anni prima di arrivare al rinvio a giudizio. Il processo ha preso il via nel novembre del 2018, ma l'inchiesta risale al febbraio del 2012. I reati infatti ormai stanno per andare in prescrizione. Nella prossima udienza, fissata al 15 aprile, gli avvocati difensori chiederanno l'avvenuta prescrizione dei reati, ormai maturata per quasi tutti gli imputati, tranne che per due persone difese dall'avvocato Vincenzo Macari e dall'avvocato Mattia Aprea, sostituito ieri in aula dall'avvocato Italo Montini.

Ieri mattina davanti al primo collegio del Tribunale penale di Latina, presieduto dal Giudice Soana si è svolta la seconda udienza nel corso della quale il perito avrebbe dovuto illustrare le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche e ambientali. Centinaia di pagine sulle intercettazioni di due anni sull'amministrazione in carica all'epoca dei fatti, che per una parte il perito ha avuto difficoltà a trascrivere perché le conversazioni erano in dialetto. Il giudice ha così accolto quanto chiesto dal perito e nominerà un esperto di dialetto formiano che farà queste traduzioni ma solo per la parte relativa alle posizioni che resteranno in piedi. Si procederà poi all'escussione degli investigatori che condussero le indagini coordinati dalla Procura di Latina.