Le serrande abbassate e un cartello. C'è chi si scusa e ringrazia anticipatamente la clientela per la comprensione e chi invece si limita a comunicare che il negozio sarà chiuso per ferie, almeno fino a metà marzo. Da quando sono state chiuse scuole e università e anche a Latina è stato registrato il primo caso, un folto drappello di commercianti cinesi, da moltissimi anni nel capoluogo, ha deciso di prendere una pausa. Un break. Sono molti i negozi chiusi. Dalla Grande Muraglia, lo storico ristorante sulla circonvallazione, a due passi da Santa Maria Goretti, ai negozi di casalinghi, sempre sulla circonvallazione, fino all'abbigliamento. «Ho chiuso per sicurezza, se io sono contagiato posso contagiare un cliente e viceversa», racconta un commerciante cinese che vive a Latina da 20 anni e che per il momento -  anche se a malincuore -  ha preferito adottare una misura drastica. «Riapriremo a metà marzo ma bisogna vedere quello che succede, se peggiorerà pensiamo a tutto. Devo dire che qui in Italia mi trovo benissimo ma la situazione adesso è molto critica».
Come spiega la titolare della Grande Muraglia, in un biglietto affisso sulla serranda, «La speranza è di rivederci presto». Intanto lo stop è fino al 18 marzo. «Stiamo lavorando poco, il calo è di almeno il 70% da quando si è diffuso il virus in Lombardia e Veneto - racconta Silvia Jin, titolare del ristorante - restiamo a casa, senza uscire, ho due figli che vanno a scuola e adesso starò con loro, oggi ad esempio non sono mai uscita di casa. E pensare che a San Valentino abbiamo lavorato bene, poi la situazione è cambiata e alla fine abbiamo lavorato sempre di meno». Sulla circonvallazione anche altri locali hanno chiuso sempre per ferie, così come il ristorante di via Isonzo. Ma c'è anche chi invece resta aperto e continua lo stesso a lavorare, anche se il calo, in particolare da quando a Latina è stato registrato il primo contagio è sensibile ed è pari ad almeno un 30%. Quando è scoppiato il virus la corsa ha riguardato l'acquisto delle mascherine protettive. La psicosi è forte. «Pensi che in un giorno - racconta una dipendente di un negozio cinese che ha 30 anni - si è presentato un signore anziano e ha comprato ben 30 mascherine, non finiva più quando è arrivato in cassa». Psicosi, paura, incassi quasi azzerati. I negozi cinesi sono sempre aperti, non chiudono neanche ad agosto di solito, adesso tutto questo è strano.  «Alla fine visto che non facciamo le ferie, andiamo adesso in vacanza...», ricorda la titolare della Grande Muraglia guardando con una punta di ottimismo e fiducia al futuro regalandosi una battuta per stemperare toni e cogliere positività.