"Avvocato come stai innanzitutto?". La voce è leggermente più bassa rispetto al solito come è normale in un momento così difficile. Lo spirito è quello di sempre. "Sto discretamente bene. Sono sereno ma preoccupato forse più per gli altri: il contagio è facile e i sintomi spesso neanche si avvertono". Il responso dal tampone è arrivato venerdì sera. Da molti giorni il penalista pontino risultato positivo al virus, non si vedeva in Tribunale da tempo e quelle poche volte che era stato in aula nell'ultimo mese, si notava per una grande sciarpa attorno al collo che spuntava dalla toga.  "Ho la sensazione come se il problema si stia sottovalutando - dice -  il contagio è molto facile e non ci sono sintomi, io l'ho scoperto per caso. Vorrei invitare ad una certa sensibilità e non vorrei che si sottovalutasse tutto e poi ci ritroviamo tantissimi contagi tra venti giorni. E' necessario prestare molta attenzione". 

Il professionista è in osservazione, in camera è da solo, i suoi unici contatti sono con medici e infermieri. "Ho dato il consenso ad una terapia sperimentale e vediamo. Se dovessi scommettere su dove sia avvenuto il contagio penso in settimana bianca. Sono stato a Bormio, ero insieme alla mia famiglia che adesso ovviamente è in quarantena. Siamo stati lì sette giorni e sono andato in macchina: sia all'andata che al ritorno non mi sono fermato in autogrill. Siamo tornati il 22 febbraio e per due giorni non è successo niente, poi mi è venuto una specie di raffreddore, mi sono messo a letto e ho consultato un pneumologo. Volevo essere sicuro e per scrupolo abbiamo deciso di fare una tac al torace, avevo una polmonite in fase di remissione, non severa all'apparenza. Sono stato io che ho chiesto di attivare il protocollo di emergenza per essere sicuro di quello che stava accadendo e mi sono messo in quarantena. Quante volte sono stato in Tribunale? Nell'ultimo periodo al massimo due volte dopo essere tornato dalla settimana bianca e non sono stato a contatto diretto con nessuno, nel senso che non ho stretto mani".

L'allarme del virus non era ancora alto in Italia ma l'avvocato era stato comunque prudente nelle ore che era stato nell'ufficio giudiziario di piazza Bruno Buozzi anche se non c'erano forti sintomi. «Portavo l'amuchina e mi prendevano anche in giro. La gente deve capire che la cosa è seria e non bisogna sottovalutare il problema, forse è meglio chiudere il Tribunale, penso ad un testimone che magari ha il virus e può contagiare le altre persone senza accorgersene.  E' necessario sensibilizzare e anche molto». Impossibile formulare previsioni sui tempi di dimissione e recupero. In queste ore all'avvocato stanno arrivando molte manifestazioni di sostegno da parte del Foro di Latina e di tanti amici.