È una linea molto sottile quella che separa l'allarmismo dalla consapevolezza. Muoversi su quel confine è inevitabilmente insidioso, perché si rischia in continuazione di mettere un piede in fallo, da una parte o dall'altra. Un intero Paese è fermo, le città, benché abbiano riconquistato le dimensioni dell'ordine e del silenzio, sono ridotte a luoghi spettrali che non siamo abituati a frequentare e vivere: la gente chiusa in casa si domanda come mai, e se valga davvero la pena sottoporsi a una condizione di cattività domiciliare per cercare di difendersi da un nemico invisibile.

Le risposte che cercano le persone che hanno accettato di tenersi in disparte, non sono necessariamente le più tranquillizzanti, e per quanto nessuno di noi voglia farsi del male con qualche full immersion di negatività, c'è comunque bisogno di chiarezza, e di verità. Cosa sta accadendo davvero? Dove siamo diretti? Cosa ci aspetta ancora? Tra quindici giorni potremo considerarci fuori pericolo o no?

Nessuno ha una risposta sufficientemente convincente, ma c'è uno strumento insostituibile che può metterci tutti sullo stesso piano, e lasciare a ciascuno di noi la libertà di farsi un'idea la più aderente possibile allo stato dei fatti: i numeri. Soltanto la matematica può assisterci nella comprensione delle dimensioni del fenomeno che ci ha colpiti, inevitabilmente tutti; e la logica matematica ci suggerisce di fare attenzione ai dati che stiamo trattando, perché forse non sono quelli giusti, o semplicemente non sono i migliori per la comprensione del fenomeno Coronavirus.
Il modello di riferimento adottato dal nostro sistema di prevenzione ci dice che per ogni caso conclamato di Covid 19 ci sono in media 14 persone da porre in regime di isolamento. Così, a conti fatti, quando un bollettino medico annuncia che ci sono 40 casi accertati di Coronavirus nella provincia di Latina, ecco che il dato successivo parla di 815 persone in isolamento. Il conto torna. Un po' meno quando a fronte di 47 casi positivi le persone in isolamento diventano 1200, perché in questo caso la media degli «isolati» per ogni caso conclamato di Covid 19 passa da 14 a 25 persone. Però, se vogliamo prendere per buono il dato che ci dà un incremento di 7 casi conclamati di Coronavirus nella giornata di ieri, con un aumento di 400 persone sottoposte ad isolamento, il rapporto tra i casi di infezione e i casi a rischio di contrarla a loro volta diventa di 1 a 57. Un altro scenario.
E' un dato accettabile? E' davvero così che stanno andando le cose? Qualsiasi cosa vogliamo credere, ci confonderà comunque le idee. Riducendo tutto a livello locale, 47 casi di un temibile virus che soltanto nel 2% dei casi può avere effetti letali, in una popolazione di 550.000 persone, valgono la misura del blocco totale di un'intera provincia? Verrebbe di dire assolutamente no.
Ma la ragione ci spinge a considerare che se un governo ha fermato una nazione, un motivo valido ci sarà certamente. E l'unico motivo valido può essere quello del rischio di un contagio totale o quasi, che impedirebbe allo Stato di poter sostenere lo sforzo di curare tutte le persone colpite.
Bene, basta questo per ridurre alla ragione anche il più scettico tra noi. Ma di fronte a una situazione mai conosciuta e mai raccontata prima, convinti di doverci attenere ad un genere di informazione che sappia tenersi a distanza di sicurezza da un inutile e dannoso allarmismo, resta comunque il rischio di ritrovarci a raccontare la storia di un dramma planetario come fosse il remake in chiave giornalistica di Biancaneve e i sette nani. E forse non è così che stanno le cose.