Pare tempo di guerra, quando i miei zii raccontavano che in giro per Littoria non c'era più nessuno: tutti sfollati in campagna o sopra i monti Lepini, mentre nelle strade s'aggirava furtiva solo l'ombra di qualche "siacàlo", pronto ad entrare nelle case per derubarle.
Oggi non è proprio guerra, ma siamo tutti reclusi – sfollati – dentro casa. Al calare del sole le strade si svuotano e pare davvero un pianeta abbandonato. Un libro di fantascienza. O, meglio ancora, la Latina povera e affamata degli anni cinquanta, quando la gente – di giorno – lavorava e basta, mentre la notte giustamemte dormiva. Altro che bar o movide. Chi usciva mai di sera?
Le strade adesso sembrano come allora: senza un cane o un gatto randagio e solo le macchine – che prima non c'erano – parcheggiate di fianco. Anche i lampioni in verità non sono più quelli di una volta, con la plafoniera tonda bianca sopra il centro della strada – attaccata a un cavo teso da un palazzo all'altro – che quando pioveva o c'era vento ballonzolava cigolando "cìo-cìo" e proiettava avanti e indietro, qui e là, il fascio di luce sull'asfalto bagnato. Dal mare, a quel tempo, insieme all'odore di salsedine arrivava fino in piazza di notte – lo sentivi benissimo – il rumore della burrasca a Capo Portiere.
A me però che tu adesso per legge non puoi camminare e che la polizia municipale ti ferma e denuncia marito e moglie se passeggiano davanti alla Standa, o che i parchi sono chiusi e hanno chiuso pure il lago di Fogliano – non ci puoi entrare neanche coi Papiere delle SS tedesche in tempo di guerra – a me pare autoritario e fortemente lesivo dei diritti naturali di ogni individuo. È una storia che non mi piace, come non mi piace che siano stati chiusi tutti i luoghi della democrazia, dal Parlamento ai consigli comunali. Ma che vi dice la capoccia? Questo è un colpo di Stato, neanche troppo silenzioso.
Dice: "Ma no, la democrazia può funzionare benissimo con internet".