Il corteo mimetico che lentamente si muove e lascia Bergamo è terribile.
Le immagini dei mezzi militari dell'Esercito che portano le bare verso Bologna, Modena e altre città perché al cimitero non c'è più un posto, continuano a fare il giro del mondo. A Bergamo sta succedendo questo. Tira un sospiro al telefono e poi dice: «Qui sembra di stare in guerra». Marco Sgrò, 50 anni da compiere a maggio, originario di Monticchio dove vivono i genitori, da molti anni abita a Mozzo, settemila anime a una manciata di chilometri da Bergamo. Ha giocato a calcio nell'Atalanta per cinque anni, era a centrocampo, un assist man. Bergamo gli è entrata dentro anche se come ribadisce lui il legame con la terra pontina resta forte, unico e intatto.
«La situazione? Non so quante telefonate ricevo ogni giorno, tra parenti e amici che vogliono sapere cosa succede. Siamo piantonati in casa da due settimane, giustamente non possiamo uscire perchè altrimenti questa malattia si espande in maniera esponenziale». Nei giorni scorsi il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha lanciato diversi appelli, sottolineando che la situazione è gravissima e che i morti sono di più rispetto a quelli ufficiali. «Qui muore una persona ogni mezz'ora, i cimiteri non hanno più posto, gli ospedali sono al collasso e speriamo che si risolva qualcosa e presto. E speriamo che non arrivi anche giù e che nel Lazio e a Latina e nel resto di Italia non accada quello che sta avvenendo ora qui».
Da due settimane è cambiato tutto. Bergamo all'improvviso diventa la città più affascinante d'Europa per la favola che scrive in Champions e poi la più devastata da un virus subdolo e maledetto. Ci sono i morti uno dopo l'altro, famiglie che non possono neanche vedere i loro cari per l'ultima volta, medici e infermieri che sono diventati i nuovi eroi, quelli della prima linea, quelli che ti salvano la vita, gli unici che vedi quando sei dentro quel tunnel trasparente a forma di respiratore.
«I bergamaschi sono persone che non le ferma nessuno. E' gente tosta, che lavora, a cui piace poi ritrovarsi per stare insieme. E' gente genuina, fino a due settimane fa si andava in giro perchè si pensava ad una brutta influenza, ci sarei cascato anche io, invece purtroppo non è così. Quello che si vede in tv è desolante: ci sono le bare con i morti, sembra di essere ai tempi della guerra. Non so se hai presente quando in televisione fanno vedere i filmati della seconda guerra mondiale. Ecco è così. Su un ponte l'altro giorno c'era un carro armato per non far passare nessuno, giusto per far capire cosa sta accadendo. Bergamo non molla ma anche l'Italia quando accadono queste cose si dimostra che è unita». Marco Sgrò è rimasto nel mondo del calcio, è un allenatore ed è sulla panchina della Tritium in serie D. Ha fermato anche lui tutto. Stop agli allenamenti, campionato bloccato. Sono giorni in cui si naviga a vista. «A casa leggo un libro, guardo un film e poi qualche partita – racconta – l'unico modo per battere questa malattia è quello di restare a casa, l'hanno capito in tanti, forse è tardi e adesso si sta pagando questo. L'importante è che giù – ribadisce – non accada quello che sta avvenendo qui»