La tecnologia si sta dimostrando un valido alleato in questo periodo di isolamento a causa del coronavirus. La si può usare per documentarsi, sentire musica, vedere film e per il lavoro agile, il cosiddetto "smart working". Ma al contempo stiamo anche assistendo anche a un'altra pratica che di "smart" non ha davvero nulla: il proliferare di fake news, tra chi le "partorisce" e chi le diffonde. Di "bufale", per dirla in termini nostrani. Col coronavirus è stato scoperchiato un vaso di Pandora da cui sono uscite le peggiori teorie complottistiche, esempi di grottesca disinformazione, ma pure (in chiave locale) notizie infondate che hanno dato il via, specie nei piccoli paesi, a una sorta di "caccia alle streghe" nei confronti delle persone risultate positive al covid-19. Quanto è accaduto e sta accadendo a San Felice Circeo, dove fino a ieri si contavano tre contagi. E nel "tritacarne" della disinformazione può davvero finirci chiunque.
Con i primi casi di positività al Covid-19 è partita pure la ricerca morbosa per identificare, in barba a qualsiasi norma sulla privacy, "i contagiati". Come se sapere nome e cognome degli stessi servisse a qualcosa: i contatti "a rischio" vengono ricostruiti dalla Asl, che effettua poi tutti gli adempimenti necessari.

Da qualche giorno, poi, stanno circolando messaggi a dir poco sgradevoli. Si fa riferimento all'ultimo contagio registrato sul territorio di San Felice. Una ragazza di trent'anni rientrata dall'estero. L'ignoto autore di questo messaggio diventato virale ha sostenuto che la giovane, insieme al fidanzato, avrebbero festeggiato con una cena al loro ritorno – in realtà si sono messi in quarantena da subito autodenunciando il loro rientro in Italia, ndr - con degli amici. Esistono due versioni di questo messaggio: in una viene indicato un solo nome di uno dei partecipanti a questa fantomatica festa; nell'altro, invece, si fanno anche altri nomi. Una ricostruzione del tutto fantasiosa dei fatti e contenente affermazioni di particolare gravità, tanto che coloro che vengono tirati in ballo non è detto che non procedano per vie legali.
Una vera e propria gogna mediatica, l'ennesima in questo periodo. Oggi più che mai, in questo periodo di grande insicurezza e preoccupazione causato dal covid-19, sarebbe opportuno prestare attenzione anche ai messaggi che vengono fatti circolare (verificando le fonti ed evitando inutili "cacce alle streghe") per sconfiggere un altro virus: quello della disinformazione.