Si smetta di parlare di "Modello Italia". Siamo stati pessimi nella risposta complessiva alla crisi pandemica. Ad oggi scarseggiano ancora mascherine e tamponi. Stiamo parlando dell'abc del problema. Della pre-condizione per affrontare un nemico insidioso ma non invincibile. Parlare di "Modello Italia" con più di 20.000 morti, con la catastrofe organizzativa sui DPI, con la follia dell'utilizzo dei tamponi diverso da una regione all'altra, con misure di contenimento a singhiozzo, con tutti i criminali ritardi commessi nella Lombardia e nel bergamasco in particolare non ha senso. Fa ridere. Si sarebbe potuto parlare di "Modello Italia" se almeno in qualche occasione si fossero anticipati i problemi... C'è stata sempre una rincorsa affannata. Basti pensare che l'inutile OMS non aveva nemmeno disposto (almeno questo a gennaio avrebbe potuto farlo) la chiusura obbligatoria per i visitatori di Ospedali ed Rsa. La promiscuità di queste strutture ha provocato una percentuale altissima dei decessi in ogni parte d'Italia.
Sono state istituite task-force ovunque, il Presidente del Consiglio ne ha due (quella scientifica e quella di Colao), i ministeri ne hanno altre, le regioni altre ancora. Le stesse, ad oggi, non hanno ancora prodotto un piano strutturato e credibile per la ripartenza. Un'analisi convincente sulle prospettive per il futuro. Il Comitato Tecnico Scientifico è stato un'inutile compagnia di giro di professoroni ingordi di visibilità i quali non hanno fatto altro che apparire in televisione per dire di lavarsi le mani, stare a distanza e rimanere a casa. Senza inquadrare mai l'evolversi dal punto di vista scientifico e clinico della situazione; quando hanno fatto previsioni (vedi Galli e Burioni) le hanno fallite miseramente. Nonostante questo, il ridicolo Fazio continua a ospitare e ossequiare l'abbronzatissimo Burioni come fosse un novello Steve Jobs.
Si continua a parlare di App per i tracciamenti dei positivi. Quando arriverà, dopo che ogni task-force avrà dato il proprio giudizio, spero non serva più a nulla. In ogni caso lo strumento, con una deroga sulla privacy dovuta all'emergenza, avrebbe dovuto avere la caratteristica dell'obbligatorietà. Con dati conservati e cancellati periodicamente dalle autorità pubbliche. Il problema, altro che "Modello Italia", è che dal momento in cui viene individuata una soluzione si passa prima alla valutazione politica (conviene? A chi conviene? E poi i dati chi li utilizza? Chi li custodisce? Che fine fanno?), poi al progetto (chi lo fa? A chi risponde? Che interessi avrà?), e infine alla realizzazione. Nel frattempo, il tutto potrebbe rivelarsi inutile. In ogni caso l'App senza obbligatorietà per l'utilizzo non serve.
Da uno studio israeliano, fatto con tutte le curve dei contagi nel mondo, appare assodato che la curva (contagi - decessi) sia la stessa ovunque con una durata del fenomeno COVID-19 intorno ai 70 giorni; chi è più bravo riesce a chiuderla prima, chi è meno bravo ci mette di più… con le misure di contenimento che incidono meno di quanto dichiarato dagli esperti (la compagnia di giro). Non abbiamo ancora ascoltato una sola parola su un dato estremamente significativo: il calo dei ricoveri in terapia intensiva… Sarebbe interessante sapere se è il risultato di un approccio terapeutico COMPLETAMENTE diverso alla malattia. E se fosse così, quindi, potrebbe dirsi risolto (o quasi) il problema più serio di questa pandemia: quello della tenuta del sistema sanitario e della insufficienza di posti con ventilazione assistita. A parità di contagiati, nella prima decade di marzo sono stati trattati in terapia intensiva più di 2.000 contagiati mentre nella prima decade di aprile si sono recuperati più di 500 posti. Con una differenza, tra le due decadi esaminate, di quasi 2.500 posti. Nessuno tra gli esperti ha fornito una spiegazione plausibile su questo dato. Sono tre giorni consecutivi che la Spagna ha meno morti dell'Italia. E gli iberici hanno una curva del contagio che è partita, quando si è avuta notizia del loro "paziente zero", almeno dieci giorni dopo quella italiana. Cosa vuol dire questo dato? Cosa dice a questo proposito la compagnia di giro?
Ancora. Altra domanda senza risposta. Nonostante talk-show a reti unificate che si susseguono da due mesi. Se sono vere le teorie per le quali il virus una volta scomparso potrebbe tornare crediamo siano altrettanto degne di attenzione quelle che immaginano il fenomeno Covid-19 come tutta un'altra serie di epidemie comparse e poi scomparse o ridimensionatesi quasi completamente. L'impressione di un terrorismo mediatico studiato ad arte (e senza controllo) si fa strada ogni giorno di più. Spero qualcuno indaghi, prima sulle reali competenze e poi sulle consulenze in arrivo per Ricciardi, Burioni, Rezza & Co.
Uno dei motivi per cui non ci potrà mai essere un vaccino italiano consiste nelle incredibili e anacronistiche regolamentazioni imposte dalle autorità del nostro Paese alla sperimentazione; in Italia, a quanto mi risulta, è quasi impossibile arrivare a sperimentare finanche sui topi da laboratorio. Anche oggi che contiamo centinaia di vittime al giorno. Altrove non è così. Soprattutto oggi non è cosi. Ma anche su questo nessuno parla. Veniamo al problema economico. Le misure prese a favore delle imprese potrebbero anche essere utili (nel caso non fossero ostacolate dalla burocrazia) ma dall'agenda sono sparite due questioni essenziali per la ripartenza e il futuro. Un governo serio dovrebbe mettere in campo un piano senza precedenti di opere pubbliche da far partire nei prossimi mesi (con la velocità e le norme utilizzate per il Ponte di Genova) prevedendo la completa sburocratizzazione nel rapporto cittadini, imprese, pubblica amministrazione. Per sopravvivere l'Italia dovrà svilupparsi e diventare un Paese moderno in pochi anni. Altrimenti non ci sarà ripresa e non sarà possibile restituire i soldi che le imprese andranno a chiedere oggi. Se si continua con questo codice degli appalti, con l'Anac e le infinite pastoie giudiziarie non andremo da nessuna parte; per giocare e tentare di vincere la sfida della ripartenza serve un CORAGGIOSO decreto BUROCRAZIA ZERO delegando ai professionisti e alle imprese tutta una serie di responsabilità di autocertificazione e autocontrollo delle proprie attività.