Il conteggio è ripartito. Dopo 48 ore senza nessun nuovo caso positivo in provincia, il Coronavirus Covid-19 si è rimesso in moto facendo registrare tre casi, tutti nel capoluogo pontino, che hanno portato il totale a 500. Mentre per il secondo giorno consecutivo si è aggiunto un nuovo decesso, quello di un paziente tedesco di 72 anni che era ricoverato nel reparto Covid di Medicina d'urgenza dell'ospedale Goretti di Latina e che ha fatto salire il conto complessivo territoriale a 25. «I tre nuovi casi positivi sono tutti trattati a domicilio - ha reso noto ieri la Asl di Latina nel consueto report quotidiano dell'emergenza -. I pazienti ricoverati presso la Terapia intensiva del Goretti sono tre. Complessivamente, sono 757 le persone in isolamento domiciliare mentre 8.095 quelle che lo hanno terminato».
Il quadro generale della situazione provinciale vede 500 casi positivi; 61 pazienti ricoverati (50 quelli confermati Covid del Goretti, ndr); 233 negativizzati (i pazienti inizialmente positivi e risultati negativi al terzo tampone; 25 decessi.
Scendendo nell'analisi dei Comuni, il capoluogo ha raggiunto quota 103 casi, sei in meno di Fondi, l'altra città in triplice cifra della provincia.

Nove decessi in 24 ore tra Castelli e litorale romano
Seppure i contagi siano stati di gran lunga minori rispetto a lunedì, la giornata di ieri non è stata affatto positiva per il territorio dei Castelli Romani e del litorale a sud della Capitale. Dalla Asl Roma 6, infatti, hanno reso noti ben nove decessi di persone anziane morte "con" il Coronavirus: si tratta di cinque donne di 76, 88, 92, 88 e 87 anni e quattro uomini di 90, 74, 83, 76 anni. Di questi nove, tre sono provenienti da una Rsa di Rocca di Papa, uno dalla Rsa di Montecompatri, tre da una Rsa di Marino, uno dalla clinica "Villa dei Pini" di Anzio e una dalla Rsa di Nemi.  I casi totali, invece, sono saliti a 1.130: 13, infatti, sono i nuovi contagi registrati nelle ultime ore.

Trend in discesa nel Lazio
Casi ancora in calo nel Lazio, con indice di contagio sempre più basso. L'assessore regionale alla sanità Alessio D'Amato ha commentato così l'esito della quotidiana riunione con la task force sanitaria: «Registriamo un dato di 75 casi di positività e prosegue un andamento in discesa e sotto i 100 casi e un trend all'1,1%. Continuano i controlli nelle Rsa e nelle strutture socio-assistenziali private accreditate. Ad oggi sono 552 le strutture per anziani ispezionate su tutto il territorio. Nella Asl Roma 1 è sempre attenzionata la situazione dell'ateneo Salesiano dove è in corso l'indagine epidemiologica e sono stati effettuati i tamponi a tutti gli ospiti dell'Università Pontificia Salesiana. I decessi nelle ultime ventiquattro ore sono stati 17 e sono prevalentemente legati ad anziani provenienti da Rsa e di questi 9 nella Asl Roma 6 (tre decessi provenienti dal San Raffaele di Rocca di Papa, uno dal San Raffaele di Montecompatri, tre da Villa Nina, uno da Villa dei Pini e uno da Villa delle Querce)».
«Al Covid Center di Palestrina sono stati completati i lavori per il nuovo reparto di rianimazione, un risultato importante per il potenziamento della struttura – ha aggiunto l'assessore regionale – I guariti sono stati 58 per un totale di 1.491, mentre i tamponi totali sono circa 130.000».

Nazionale: la fase 2 tra polemiche e duemila nuovi contagi
Sulla "fase 2" e l'approccio con cui affrontarla ci sono dubbi anche all'interno della stessa maggioranza che sostiene Giuseppe Conte. Le maggiori perplessità sono alimentate dalle difficoltà oggettive che alcuni settori commerciali e artigianali avranno da un altro mese di lockdown. In particolare bar, ristoranti, parrucchieri, estetiste.
Ieri anche il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti, unico leader dei partiti di maggioranza (M5S si distingue per essere il primo partito al mondo ad avere un ex leader e un anonimo facente funzioni), ha espresso i propri dubbi sul tenere chiusi bar e ristoranti fino al prossimo 1° giugno. La Regione Lazio guidata da Zingaretti, nelle riunioni dei giorni scorsi, aveva detto a queste categorie che orientativamente avrebbero potuto riaprire attorno al 18 maggio. È evidente che nemmeno il segretario Pd era al corrente delle intenzioni del premier. Il che la dice lunga sulla catena decisionale. Tanto che, proprio contro lo strumento del Dpcm sarebbe pronta a scagliarsi Italia Viva, che giovedì in Senato minaccia una dura reprimenda contro il premier. Ieri, per dire, Renzi ha parlato di Costituzione calpestata.
È in questo clima, dunque, che nei prossimi giorni l'Italia si prepara al primo leggero allentamento delle misure di contenimento anti contagio.