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L'intervista

Vincenzo Schettini, la fisica a teatro: "In questo show le due parti di me"

Il 19 marzo al Teatro Europa di Aprilia il professore più famoso del web

Vincenzo Schettini, la fisica a teatro: "In questo show le due parti di me"

La fisica è al centro del palco con Vincenzo Schettini che giovedì 19 marzo (ore 21) sarà al Teatro Europa di Aprilia, protagonista di una coinvolgente lezione show   tra esperimenti di fisica, energia, forza, meccanica quantistica, relatività e anche tanta musica. La data è organizzata da Berti Live di Erasmo Berti.

Avviciniamo il professore più famoso del web.
La lezione show di “La fisica che ci piace”  accende la curiosità di chi vuole vederla dal vivo. Ma quanto show c’è  nel suo modo di insegnare?

«Sono convinto che specialmente oggi, con un mondo che cambia velocemente e  grazie al fatto che si vedono in rete anche molti insegnanti e divulgatori, i ragazzi si sono abituati a un linguaggio completamente diverso dal passato, direi più pop,  più fresco. Lo “show”, fra virgolette, può  allora aiutare in una  classe. È un modo per  invitare i ragazzi  a metterci entusiasmo, empatia,  a tirare fuori nuovi  concetti dalla propria testa. È interessante vedere  le loro reazioni, perché la fisica ci circonda.  Portarla  in un teatro significa invece  coniugarla in maniera  diversa, includere elementi che possano permettere allo spettatore di fruire di qualcosa che vada oltre la lezione. Ad Aprilia porterò  uno spettacolo di quasi due ore che ha da un lato l’elemento didattico, e dall’altro l’elemento spettacolare del teatro, delle luci, dei cambi di scena e della musica. Quando ho iniziato a progettare questo format  sono partito da me insegnante e da me artista, perché io sono anche  violinista diplomato al Conservatorio, e Direttore di coro.  Ho sfruttato quindi anche la metà del mio lato creativo. La gente deve uscire dal teatro arricchita di conoscenza e divertita».

In fondo anche molti giornalisti stanno portando i loro format televisivi nelle sale  teatrali.
«È un fenomeno a mio parere molto positivo, si è moltiplicata la tipologia dell’offerta. Considerate  che la mia  lezione show, alla fine di questo terzo e ultimo anno, è arrivata  a contare cento date. In questo momento ci stiamo dirigendo verso i  100.000 spettatori. Io sono felice di avere portato così tanta gente a teatro, persone di ogni età, bambini, genitori e nonni».

Lei è considerato il docente che ha cambiato il modo di insegnare la fisica e il modo di rapportarsi con gli studenti, tutto questo l’ha resa un personaggio pubblico al centro dei consensi e anche recentemente  di pesanti  accuse (voti alti in cambio di like),  da lei subito smentite.  Come vive questo lato  decisamente più  scomodo della notorietà?
«È così. In questi anni sono diventato talmente conosciuto che è chiaro venga sottoposto alle classiche gogne della  gente  famosa. Tutto è nato da un mio modo sbagliato di dire una cosa, e di questo mi assumo la responsabilità. Nel podcast di Gianluca Gazzoli e  in altri ancora,  mi è capitato di parlare così, come  mi esprimo con la  mia community. Mi spiego meglio, quando ho detto che ‘costringevo’ i miei studenti a  seguire le lezioni live, era un dire ‘di pancia’. Da  lì è nato un po’ tutto, se qualcuno ha  male interpretato è anche per responsabilità mia quindi,   ma da qui si è aperta una voragine brutta, fino all’iperbole di un voto per un like, cosa falsissima. E poi il contesto era dieci anni fa, quando il canale YouTube mio aveva solo  qualche iscritto e non monetizzava. Se avessi voluto ‘monetizzare’, avrei fatto prima a dare  lezioni private. Il mio intento è stato sempre  trasmettere un modo di diffondere cultura completamente diverso, tra l’altro già attuato  in altre nazioni del mondo. Sono  innamorato dell’idea che un professore possa dire ‘Ragazzi, dai,  gli esercizi a casa facciamoli insieme’.  E poi, ragioniamo con un calcolo matematico: i like, i commenti e le condivisioni di quei quattro, venti, cento ragazzi di allora,  che  cosa avrebbero cambiato sul mio canale?   Lo sappiamo tutti che per rendere un video virale servono centinaia di migliaia di interazioni.  Non ho cavalcato la polemica perché mi è sembrata assurda. Spero invece che si guardi ai risultati:  immaginare una fisica raccontata in maniera diversa, ha  conquistato milioni di persone.  Questo dovrebbe essere apprezzato e sottolineato».

La  classe, i social,  la televisione. In ogni contesto i destinatari finali dei suoi consigli sono i giovani. Come vede la gioventù?
«È una gioventù intorno alla quale noi adulti abbiamo costruito delle bolle di cristallo per proteggerla dal  male intorno, dimenticandoci invece di spronarla a confrontarsi  con il mondo e con i problemi per provare a risolverli.  Credo che manchino figure di riferimento esterne, gli stessi  insegnanti lo sono sempre meno.  Il mondo fuori si è evoluto incredibilmente, la scuola invece è rimasta ancorata al passato,  e i genitori - e non lo dico io - non di rado se la prendono con i professori se il figlio torna con  un brutto voto. Poi c’è l’aspetto negativo dei social, l’altro volto.  Se tutti noi  prima crescevamo a pane  scuola famiglia e amicizie, adesso si cresce a pane e  rete (quella vuota di contenuti). Questo riguarda l’80% dei ragazzi. È una realtà che mette a dura prova la psiche dei  giovani».

Come immagina la scuola del futuro? Se fosse Ministro dell’Istruzione, quale provvedimento adotterebbe?
«Proverei a fare un’operazione importante sulla formazione di noi insegnanti. Specifica, mirata. Io dieci anni fa ho  seguito  un corso di formazione a mie spese al CERN, nel più grande acceleratore di fisica del mondo, e sono tornato a scuola entusiasta,  portando in classe un  pezzo di conoscenza che era molto vicino al mio essere, alla mia voglia di trasmettere determinati argomenti. Penso anche che gli insegnanti debbano potere dire:  ‘Ragazzi,  attenzione, queste sono le esigenze in questo momento del mondo, della Nazione,  della nostra Regione’. Ad esempio, l’Italia ha un disperato bisogno di organizzare tutta la parte di energia  perché non è indipendente da questo punto di vista, quindi perché non  dovremmo dare spazio alla discussione con i ragazzi su questo e altri  temi di attualità?  Sono per il Project Based Learning. Le generazioni future devono essere pronte a risanare i territori, a lavorare diversamente quando si devono costruire cose nuove.   Formiamo  gli insegnanti così che entrino sempre più profondamente nella propria materia e ritrovino passione. Paghiamoli  in modo rispettoso,  sono dei professionisti. Investire su di essi significa investire sui propri figli».

Qual è la  più grande soddisfazione che ha avuto come docente?
«Riuscire a portare alcuni ragazzi  in alternanza scuola-lavoro proprio al CERN. Un alunno in particolare, che poi ha seguito un corso di specializzazione sulla robotica e adesso lavora alla NASA».

Se avesse un figlio o una figlia , qual è il primo insegnamento che gli/le trasmetterebbe?
«‘Ecco, questa anche è la vita - gli direi -. Prova a gestirla, datti da fare e soprattutto non aver paura!».

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