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Il fatto

Fondi, estorsione per la droga: gli imputati negano tutto

In aula è comparso anche l’acquirente del furgone

Fondi, estorsione per la droga: gli imputati negano tutto

Jonny Lauretti

Aveva un debito di droga con un soggetto particolarmente noto a Fondi, e non solo. Nell’ultima udienza davanti al collegio penale la vittima ripercorse le minacce e l’aggressione subiti per costringerlo a vendere un furgone - venduto per 8mila euro, di cui 6mila per Jonny Lauretti, esponente di spicco della criminalità locale - da parte dei due  i imputati, gli unici finiti nella maxi operazione Risiko che hanno scelto il rito ordinario  per contestare in dibattimento - difesi dagli avvocati Aprea e Forte - le accuse  di estorsione in concorso con il Lauretti.

E proprio Paolo Manna e Salvatore Di Manno giovedì 26 marzo sono stati ascoltati. Alle accuse rivolte dal Pm Aiello il Di Manno ha replicato di non aver nulla a che fare con la droga, di aver sì curato la compravendita di un furgone come aveva già fatto in passato proprio per Lauretti a cui aveva venduto altri veicoli.

Anche Manna - già scagionato dalla vittima in un’udienza passata -  ha rigettato ogni addebito, soprattutto quelli relativi alla droga. Anzi, sarebbe stata la vittima indotta a vendere il veicolo per pagare un debito di droga, ad averlo contattato per aiutarlo a venderlo.

In aula è comparso anche l’acquirente del furgone che ha confermato semplicemente la trattativa e di aver pagato il dovuto senza sapere di fatto altro della vicenda. Il processo è stato rinviato per le richieste del Pm Aiello e le conclusioni della difesa al 26 giugno.  

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