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Formia, il fatto

Beffa nella lotta per la legalità

Sindacalista indagato per diffamazione dalla Procura di Cassino, a marzo aveva denunciato in una chat lo sfruttamento dei lavoratori assunti dall’imprenditore ora presunta parte offesa

Beffa nella lotta per la legalità

Può succedere che se un  lavoratore denuncia lo sfruttamento, orari falsati e retribuzioni al di sotto del contratto collettivo, ne paghi le conseguenze, nel vero senso della parola. E infatti è quanto accaduto ad un sindacalista che segue i lavoratori stagionali del settore turistico. A marzo del 2025 aveva comunicato in una chat di colleghi che c’era una società del sud pontino che, per la stagione balneare alle porte, si preparava a proporre contratti pirata e paghe orarie al di sotto del livello legale. Un fenomeno molto diffuso e sul quale sia l’Inps di Latina che l’ispettorato hanno più volte acceso i riflettori, a dimostrazione del fatto che i timori del sindacalista erano fondati. La beffa è arrivata qualche settimana fa perché il titolare della società ha denunciato il sindacalista per diffamazione e il sostituto procuratore della Repubblica, Chiara Fioranelli, ha da poco notificato la chiusa inchiesta a carico del rappresentante dei lavoratori: nel procedimento è parte offesa proprio l’imprenditore che ha applicato i contratti con retribuzioni inferiori a quanto previsto per la categoria. Val la pena riportare una delle  frasi scritte  nella chat dal sindacalista circa l’atteggiamento dell’impresa: «.. vorrei solo essere pagato a norma per il monte ore che lavoro e qui, nel mio territorio di residenza... ricordate che uno pneumatico della sua Porsche lo avete pagato voi con un solo stipendio forfettario!!! Ma perché permettiamo che ci facciano questo?!». 

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