Quattro conti sbagliati dietro la crisi irreversibile di Formia e non sono quelli del bilancio, bensì un groviglio di date e interessi non detti che, alla fine, hanno fatto implodere non solo la maggioranza ma l’intero consiglio comunale.


Appuntamenti
C’erano appuntamenti importanti nell’agenda di Formia del mese di aprile: per domattina mattina era previsto l’incontro tecnico sul nuovo piano regolatore generale che, di fatto, può bloccare alcune speculazioni; il 20 aprile si tiene davanti al gup di Cassino l’udienza a carico del sindaco nella quale il pm chiede il rinvio a giudizio per voto di scambio; a metà mese sarebbe arrivato in aula il piano urbano del traffico che poteva penalizzare, almeno inizialmente, una cordata potente di imprenditori. Dunque il bilancio, un piccolo elenco di cifre ricavate dai tagli massacranti sulle risorse in arrivo dal Governo, è niente rispetto alla partita che si doveva giocare altrove.


La versione ufficiale
Per lasciar scorrere tranquilla la primavera di Formia, che in realtà è il suo più gelido inverno politico, bisognerebbe prendere per buona la versione ufficiale della crisi che ha portato alle dimissioni irreversibili del sindaco. Ossia: c’è un consigliere di maggioranza che legittimamente vota contro il bilancio di previsione e non sa o non capisce o valuta male cosa succederà con quel suo «no». Succede l’imprevisto: l’amministrazione comunale guidata da Sandro Bartolomeo e di cui quello stesso consigliere è supporter, va a casa e la Giunta sarà rappresentata da un commissario. Niente di strano né raro.


Strano e no
L’unica anomalia è proprio quel voto contrario ad un bilancio che, tutto sommato, non avrebbe potuto essere granché diverso da ciò che è, un insieme di numeri di piccola entità per manutenzione, feste patronali, e qualche opera pubblica necessaria. Cose di cui, peraltro, non si era mai granché preoccupato il consigliere Mattia Zannella che pubblicamente ha attribuito il suo voto sfavorevole alla scarsa attenzione per il «decoro urbano». Affermazione che rende oltremodo incredibile la presa di posizione politica. Il sindaco dimissionario ha sostenuto nella conferenza stampa seguita di poche ore al suo abbandono della carica che quello che si è visto il pomeriggio del 30 marzo è stato un «agguato politico».


Segnali
Tradotto significa che una parte della maggioranza, realisticamente quella rappresentata dallo stesso Mattia Zannella e dall’assessore Eleonora Zangrillo, si era predisposta a dare un segnale di dissenso ma forse non era stato messo in conto che quel voto poteva decretare la fine anticipata della consiliatura. Era probabilmente più un modo per riportare il bilancio in aula entro il termine di 20 giorni di proroga e nel frattempo tornare a trattare sul piano regolatore.


Effetto collaterale
Invece Bartolomeo ha dato le dimissioni lasciando il tavolo vuoto, con un prg che adesso rimarrà sospeso fino alle elezione di un altro sindaco (ci vorrà un anno e mezzo circa). Il documento urbanistico redatto fin qui esclude l’edificazione su alcune colline della città che erano al centro di appetiti già cinque anni fa, forse anche dieci e se fosse passato un prg restrittivo sarebbe stata la fine di ogni ulteriore velleità. Ecco una buona ragione per piantare una grana l’ultimo giorno utile per approvare il bilancio, salvo proroga del Prefetto. Peraltro l’opposizione interna alla maggioranza avrebbe potuto continuare nello stillicidio contro il sindaco, «grazie» all’imminente procedimento per il voto di scambio. Invece il gioco è improvvisamente cambiato: Bartolomeo rimarrà in carica per l’ordinaria amministrazione fino al 19 aprile (venti giorni seguenti le dimissioni del 31 marzo) e il giorno dopo è fissata l’udienza sul rinvio a giudizio. A quella data sarà un cittadino qualunque e non potrà più essere né attaccato dall’opposizione, né incalzato dalla minoranza interna al fine di ottenere qualche modifica sul piano regolatore.


Sui social
Inoltre c’è un risvolto mediatico boomerang in questa vicenda: il sindaco debole rimasto con una maggioranza risicata esce dalla crisi rafforzato proprio dall’«agguato politico» dei suoi, e in specie del suo assessore ai lavori pubblici. Nelle ultime ore infatti si stanno moltiplicando sia le preoccupazioni verso la lunga gestione commissariale che ormai si prospetta a partire dalla fine di aprile, sia le «condanne» per il gruppo di maggioranza che ha posto fine all’esperienza Bartolomeo. Se si aggiunge che l’assessore Eleonora Zangrillo, fino a tre giorni fa, veniva considerata la naturale erede di Bartolomeo nella candidatura a sindaco è facile capire quali sono state le reali conseguenze politiche di un piccolo voto attorno ad un piccolo bilancio.