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Le nuove accuse

Intimidazioni di fuoco, usura e intestazione fittizia di beni: in otto dal gup per Assedio due

Estorsioni tra le quali gli atti intimidatori alla Nuova Tesei Bus, in aula il 12 dicembre in Tribunale a Roma. Tra gli imputati De Luca, Antolini, Fusco, Morra padre e figlio

Intimidazioni di fuoco, usura e intestazione fittizia di beni: in otto dal gup per Assedio due

Bisognerà attendere altre due settimane per conoscere l’esito dell’inchiesta Assedio 2, l’operazione  scattata a febbraio di quest’anno che ha portato all’emissione di 8 misure cautelari (tra le quali sei  in carcere)  nei confronti di  persone riconducibili al gruppo di Patrizio Forniti. I reati contestati:  estorsione, usura e intestazione fittizia di beni. E’ il secondo troncone della cosiddetta “mafia autoctona” di Aprilia.  Ieri davanti al gup del Tribunale di Roma, Paola Della Monica, si sarebbe dovuta tenere  l’udienza preliminare che invece è  slittata. Tutto è stato rinviato al 12 dicembre, quando il gup deciderà in merito alla richiesta di rinvio a giudizio della pubblica accusa. Come detto sono otto gli imputati in questo secondo troncone: Luca De Luca (68 anni) considerato il braccio destro di Forniti, l’imprenditore  Marco Antolini (56 anni), il genero di Forniti, Salami Nabil (36 anni), Luigi Morra (65 anni) e il figlio Antonio Morra (37 anni),  Giuseppe Carannante (61 anni),  Andrea Sultan Mohamed (39 anni) e Antonio Fusco detto Zì Marcello.
Sotto la lente della  Dia di Roma e del Reparto Territoriale Carabinieri di Aprilia finirono una serie di condotte estorsive, in particolare i due  atti intimidatori ai danni della Nuova Tesei Bus tra il gennaio e il giugno 2020, prima una bomba a mano della seconda guerra mondiale  lasciata sul cancello d’ingresso e alcuni mesi dopo dei proiettili ritrovati nel parcheggio della ditta. Secondo gli investigatori dietro queste intimidazioni c’è la «regia» di  Forniti (arrestato due settimane fa in Marocco dopo oltre un anno di latitanza), De Luca, Antolini, Luigi Morra e Antonio Morra, che avrebbero organizzato gli agguati di fuoco con l’obiettivo di convincere la società - che da poco aveva vinto il bando per gestire il trasporto pubblico locale ad Aprilia - a chiedere protezione al gruppo criminale. Cosa che poi  è avvenuta.  
Un’altra accusa è quella di intestazione fittizia di beni che nel febbraio 2025 ha portato al sequestro del noto ristorante “Giovannino” (ora gestito da un amministratore giudiziaria) sul lungomare di Latina e di un’azienda di Aprilia, per i quali sono chiamati in causa gli imprenditori Marco Antolini e Antonio Fusco.
I due sono accusati di aver assunto la titolarità della società del ristorante già dal 2019, lasciando fittiziamente la proprietà alle donne che gestivano “Giovannino”, investendo 200mila euro tramite la società  Plastic srl di Aprilia. Sempre ad Antolini, stavolta insieme a Carannante, viene contestato un prestito usurario nei confronti di un commerciante di autoveicoli di Aprilia. Il giudice per l’udienza preliminare dovrà pronunciarsi  per decidere se disporre o meno il rinvio a giudizio nei confronti degli imputati. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati: Palmieri, Frisetti, D’Amico, Biffa, Felline, Corso,  Mercadante, tra le parti civili che si costituiscono l’Associazione Caponnetto rappresentate dagli avvocati D’Amico e Manasseri. 

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