Sono rimasti in silenzio i gemelli Mattia e Yuri Spinelli e Nico Mauriello, ascoltati ieri dal giudice per le indagini preliminari per l’inchiesta sulle bombe a Latina. I tre indagati, difesi dagli avvocati Gaetano Marino, Massimo Frisetti e Riccardo De Mauri, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Ha risposto alle domande Davide Greco, anche lui in carcere, assistito dall’avvocato Alessia Vita, destinatario del provvedimento restrittivo. Quello in programma ieri era l’interrogatorio di garanzia, a seguito della notifica dell’ordinanza di custodia cautelare dove il gip Barbara Cortegiano ha ricostruito l’escalation criminale che ha suscitato un forte allarme sociale in città.
Le indagini di Polizia e Carabinieri hanno portato ad accertare il movente della guerra segnata da bombe e attentati: al centro di tutto il traffico di droga. Oltre all’esplosione di due ordigni: quella dell’otto settembre in via Darsena e quello di dieci giorni dopo in viale Nervi, gli inquirenti - coordinati dal Procuratore Aggiunto Luigia Spinelli - hanno accertato un altro episodio ritenuto emblematico: quello dell’incendio divampato nella notte tra il 3 il 4 novembre in via Guido Rossa a Latina nell’androne di uno stabile dell’Ater. Un’azione - che secondo le indagini - rappresentava una vendetta contro la riacquisizione dell’immobile precedentemente occupato dai fratelli Ernesto e Fausto Bevilacqua «legati da vincoli criminali - come è riportato nelle carte dell’inchiesta - con lo Spinelli e utilizzato come base logistica per attività di detenzione e spaccio». Anche in questo caso l’obiettivo era quello di intimorire la comunità. Nei confronti di Davide Greco viene contestata la detenzione di armi con matricola abrasa di provenienza illecita. Nel corso di una perquisizione scattata il 7 settembre in un lavatoio di via Guido Rossa sono state trovate le armi. Greco - come ricostruito dagli inquirenti - agiva come fiduciario dello Spinelli, custodendo inizialmente le armi sequestrate a carico di ignoti. Come ha osservato il giudice nell’ordinanza di custodia cautelare: «la complessiva finalità dei reati per cui si procede e l’effettiva realizzazione dello scopo prefissato - ha scritto il magistrato - è riassunta in uno dei personaggi di spicco del gruppo degli Spinelli, Nico Mauriello, in una intercettazione dice: Se so fatti tutta da parte quando avemo messo le bombe».
Nell’ordinanza il giudice rimarca le motivazioni dell’escalation esplosiva: l’ipotesi investigativa riguardava il contendersi del monopolio dello spaccio di stupefacenti in città.