Il caso
14.01.2026 - 08:30
«Quando mio figlio cammina per strada ha paura di essere accerchiato, ha incubi e risvegli notturni, gli strascichi ci sono ancora purtroppo». È la testimonianza della madre del giovane di 18 anni di Latina, ferito a coltellate nel quartiere dei pub poco più di un anno fa. Sul banco degli imputati nel processo che si sta svolgendo davanti al Collegio Penale del Tribunale di Latina - presieduto dal giudice Gian Luca Soana e composto dai giudici Eugenia Sinigallia e Roberta Brenda, i presunti responsabili: Francesco Manauzzi e Antonio Iustic, devono rispondere dell’accusa di tentato omicidio. La violenta aggressione era avvenuta nel quartiere dei pub di Latina la sera del 23 novembre del 2024, venti minuti prima della mezzanotte. Erano stati tre i minori accoltellati. I due giovani che sono detenuti in carcere da quasi un anno sono difesi dagli avvocati Gaetano Marino, Massimo Frisetti, Giovanni Prisco. Nei giorni scorsi il Tribunale ha rigettato la richiesta di una misura cautelare meno afflittiva, come gli arresti domiciliari, nonostante il parere positivo del pm. La mamma che insieme al padre del ragazzo si è costituita parte civile è assistita dall’avvocato Silvia Siciliano. La donna molto provata per quello che ha vissuto in famiglia, ha ricostruito la lunga degenza del figlio: da quando sono avvenuti i fatti al ricovero in ospedale al Santa Maria Goretti di Latina, al trasferimento al Forlanini a Roma. E’ stato un inferno. Il figlio è stato sottoposto a diversi interventi chirurgici di cui uno a Roma molto delicato durato oltre quattro ore. «Anche a casa quando è tornato dopo le dimissioni era debilitato: ha perso 5 litri di sangue, 15 chili e non aveva il tono muscolare - ha ricordato la madre del ragazzo - mio figlio si è salvato perché è un ragazzo forte, ha sempre fatto sport, a casa veniva inoltre un infermiere due volte al giorno». La donna ha raccontato di quanto sia stato complesso e difficile il rientro per la ripresa della normalità. «Quando era tornato a scuola non riusciva a concentrarsi e a stare in aula, era scosso, ha avuto difficoltà a riprendere e purtroppo ha perso un anno». La donna - davanti al pubblico ministero Giuseppe Bontempo - ha raccontato quello che il figlio le ha detto di quella notte: «È stato accerchiato, era intervenuto per difendere un amico per uno sguardo di troppo ad una ragazza».
Edizione digitale
I più recenti