Cerca

Il fatto

Botte dal padre, giovane salvato

Un ragazzo di ventidue anni per molto tempo ha subito violenze fisiche e maltrattamenti psicologici dal genitore, un uomo di 46 anni

Botte dal padre,  giovane salvato

Questa è la storia di un ragazzo poco più che ventenne che per moltissimo tempo è stato maltrattato, picchiato, segregato in casa dal padre, in un rapporto che ha sfiorato la schiavitù.

La vittima non ha trovato il coraggio di ribellarsi perché era solo in Italia, arrivato al seguito del padre quando era piccolo e quindi ha pensato che la sua condizione fosse irreversibile.


Poi, alcuni mesi fa, ha deciso comunque di denunciare le violenze, divenute quotidiane e insostenibili.
 Adesso il processo è finito e il padre padrone è stato condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione oltre che al pagamento di 15mila euro di risarcimento danni al figlio che si era costituito parte civile.
L’imputato è un uomo di 46 anni di altra nazionalità europea, ma da anni residente a Gaeta. Contro di lui l’accusa, gravissima, di aver ripetutamente sottoposto il figlio 22enne a violenze fisiche e psicologiche.
L’ultimo episodio, accaduto qualche mese fa, ha arrecato al ragazzo lesioni personali gravi, che lui stesso ha ricostruito in aula con grande sofferenza.


 Il giovane, assistito dall’Associazione Antiviolenza Voci Nel Silenzio e dall’avvocato Claudia Magliuzzi, a seguito dell’ultimo grave episodio, era stato inserito nel programma di protezione, previsto per le vittime di violenza e trasferito in località segreta.
La stessa Associazione, in passato, aveva assistito anche altri familiari, vittime a loro volta delle violenze dell’uomo e anche loro a suo tempo trasferiti nel «regime di protezione».
Parole di riparazione e soddisfazione sono arrivate, all’esito del processo, dalla presidente dell’Associazione, Maria Teresa Conte, che in questo specifico caso si è occupata personalmente del trasferimento in località protetta, dopo le formalità di rito svolte dal Commissariato della Polizia di  Gaeta.


«Questa vicenda ci fa riflettere e ci induce a ribadire, ancora una volta,  l’importanza, di non sottovalutare le violenze ed agire tempestivamente, chiedendo aiuto - dice Conte - La vittima ha rischiato di non poter raccontare quanto gli è accaduto, ha rischiato la morte. Il ragazzo subiva maltrattamenti da mesi, ma (nonostante anche i pregressi che avevano riguardato i suoi familiari) non aveva mai chiesto aiuto, né mai si era confidato con nessuno e questo lo ha esposto al rischio di perdere la vita. È fondamentale comprendere, che un uomo violento non cambia, che le violenze non cessano per miracolo ma peggiorano nel tempo e soprattutto che ci si può salvare solo chiedendo aiuto. Purtroppo nel corso degli ultimi anni si sono susseguite storie analoghe che hanno riguardato soprattutto donne, cui abbiamo cercato una soluzione abitativa lontana e sicura, tenuta segreta per la loro sicurezza fisica e psicologica». 

Edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione