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Cronaca

Autoriciclaggio con le supercar, il pm chiede quattro arresti

Domani interrogatorio preventivo per Alessandro Agresti e altri tre indagati

Autoriciclaggio con le supercar, il pm chiede quattro arresti

La Procura chiede il carcere per i quattro indagati dell’inchiesta sulle supercar di lusso che ha portato al sequestro dell’impero costruito da Alessandro Agresti, ritenuto il regista dell’operazione. Domani in Tribunale a Latina  sono fissati gli interrogatori preventivi per gli indagati che compariranno davanti al giudice per le indagini preliminari  Barbara Cortegiano.  L'inchiesta è coordinata dal pm Giuseppe Miliano. Oltre ad Alessandro Agresti, 40 anni di Latina, saranno ascoltati il padre Maurizio, la moglie Teresina Mery De Paolis e Cristiano Nuzzo, ritenuto il prestanome. I reati contestati sono:  trasferimento fraudolento di valori e autoriciclaggio. Nei giorni scorsi è stato sequestrato un patrimonio di oltre 9 milioni di euro riconducibile ad Agresti. Sotto chiave anche la concessionaria di via Mameli in pieno centro a Latina, oltre a cento auto di lusso, 19 immobili e otto società.  


I carabinieri del Nucleo Investigativo -  diretti dal tenente colonnello Antonio De Lise - hanno accertato una netta sproporzione tra i redditi percepiti e le reali disponibilità economiche. Sono diverse le fonti di prova raccolte dagli inquirenti, che hanno analizzato l’assetto economico e patrimoniale delle società, i conti correnti, i registri automobilistici.  


Nelle carte dell’inchiesta il pm Giuseppe Miliano  contesta che per eludere le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniale e di sottrarre il proprio patrimonio al controllo delle autorità, Alessandro Agresti ha attribuito fittiziamente la titolarità dei suoi beni a terze persone, «mantenendone in questo modo  la disponibilità, costituendo società e intestandole fittiziamente per  mantenere il controllo e schermare la propria utilità», sostengono gli inquirenti. Nel caso dell’intestazione della Vip Motors, l’obiettivo era quello di ostacolare la tracciabilità patrimoniale e rendere  più difficoltoso l’accertamento delle connessioni tra la società e Agresti che ha utilizzato  - secondo gli investigatori - sofisticati strumenti  di schermatura patrimoniale. Era lui che si  occupava  di gestire le aziende come è emerso dai documenti raccolti dagli investigatori e dalle intercettazioni telefoniche.   Il 40enne era stato indagato nell’inchiesta Crazy Cars che si era conclusa con un’archiviazione.

Il Tribunale del Riesame aveva rimesso in libertà gli indagati, dichiarando inutilizzabili le intercettazioni che provenivano da un altro procedimento penale. L’eccezione era stata sollevata dalla difesa.   «L’indagine nasce da un incrocio di una serie di documenti sia societari che contabili - è riportato nelle carte dell’inchiesta -  che hanno svelato  un sistema criminale collaudato per occultare il patrimonio illecito di Agresti». Nel decreto di sequestro il giudice ha messo in luce che l’indagato: «ha pianificato una strategia delinquenziale per genere flussi economici ingenti» Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Gaetano Marino, Massimo Frisetti, Anna Rita Formicola, Marco Nardecchia, Emanuele Farelli, Marco Salis. 

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