Si prospetta il rinvio a giudizio con accuse gravissime per il ragazzo di 21 anni finito in carcere, lo scorso 28 settembre, per avere aggredito brutalmente e violentato l’ex fidanzata nell’arco di un’intera notte. La Procura di Latina ha infatti notificato all’indagato, assistito e difeso dall’avvocato Marco Nardecchia, le comunicazioni di garanzia per la conclusione dell’indagine preliminare, coordinata dal pubblico ministero Valerio De Luca, che contesta prima di tutto i reati di lesioni personali gravi aggravate dalla violenza sessuale aggravata consumati quella notte, ma anche i maltrattamenti in famiglia risalenti a un periodo antecedente, quando i due giovani erano stati conviventi,
Il protagonista della vicenda è un giovane che appartiene a una famiglia criminale legata ai clan zingari, all’epoca dei fatti reduce da un periodo di carcerazione per un altro fatto grave, l’aggressione a un ragazzo per futili motivi. Quando era tornato in libertà, il ventunenne aveva cercato l’ex fidanzata, sua coetanea, manifestando contrarietà per la fine della loro relazione. Anzi, aveva iniziato a vessarla perché aveva saputo che, durante la sua detenzione, lei aveva frequentato altri ragazzi. Quindi la notte del 28 settembre i due si erano incontrati casualmente in via Neghelli, nel quartiere dei pub, dove lui l’aveva colpita con un pugno, quindi l’aveva afferrata con la forza e costretta a seguirlo fino a casa sotto la minaccia: «Sali o ti ammazzo».
Una volta nell’appartamento, il giovane l’aveva portata in camera da letto e le aveva impedito di sottrarsi alla sua volontà, l’aveva costretta a consumare un rapporto sessuale, continuando a picchiarla e morderla in diverse parti del corpo. Nel corso dell’aggressione l’aveva anche ferita gravemente a un occhio. La ragazza non era riuscita a sottrarsi alla violenza sessuale e a quelle torture, per paura di subire anche conseguenze peggiori. Ma nel corso della notte era riuscita a convincere l’ex fidanzato ad accompagnarla in pronto soccorso per farsi curare, con la promessa che poi lo avrebbe seguito di nuovo fino a casa. Il ventunenne era talmente convinto di soggiogare la ragazza, che l’aveva effettivamente accompagnata in ospedale e si era accomodato in sala d’attesa. Lì lo hanno trovato e bloccato, per poi arrestarlo, i poliziotti intervenuti quando i medici del pronto soccorso avevano capito che era stata aggredita e violentata, giudicata guaribile con 41 giorni di prognosi. Al momento di raccontare l’accaduto agli investigatori della Squadra Mobile, la giovane vittima aveva riferito anche le vessazioni e le aggressioni subite quando i due avevano convissuto tra aprile e dicembre 2024, configurando anche i maltrattamenti oltre alle lesioni personali gravi aggravate dalla violenza sessuale aggravata di quella notte.