Il fatto
18.01.2026 - 08:30
E’ un tono severo, oltre che tecnicamente articolato, quello che usa il Tribunale del Riesame nell’ordinanza di conferma della misura restrittiva dei domiciliari a carico di Enrico Tiero. I giudici controdeducono sulle eccezioni della difesa, che descrivono invece il comportamento dell’indagato come un modus agendi politico e per gli interessi collettivi, «E’ di tutta evidenza - si legge nel provvedimento - che quanto ricevuto da Tiero quale controprestazione per il suo interessamento a favore dei privati, costituisca un’oggettiva (indebita) utilità... l’indagato ha accresciuto il suo peso politico sul territorio pontino, orientando anche in concreto l’azione politica sul territorio di riferimento, essendosi così assicurato, soprattutto attraverso il tesseramento, un bacino di voti a suo favore». E ancora, a sostegno dell’impianto accusatorio: «...le indagini compiute restituiscono l’immagine plastica di un soggetto che ha sistematicamente piegato la pubblica funzione rivestita al perseguimento di interessi privati». Il Riesame ha rigettato anche una richiesta parallela sugli arresti domiciliari, ossia il divieto di dimora nel solo Comune di Roma, dove ha sede il consiglio regionale, poiché i fatti contestati risultano per la quasi totalità commessi e pianificati in provincia di Latina. Il personaggio Enrico Tiero emerge dagli atti a tratti persino in modo folclorico, tanto che i giudici, ripercorrendo la fase in cui si è dimesso dal partito di Fratelli d’Italia, (dopo l’arresto dello scorso autunno ndc) scrivono che l’iniziativa risulta «del tutto ininfluente a fronte della fitta rete relazionale» e, per altro verso, sottolineano la familiarità che ha con altri soggetti istituzionali e imprenditori «chiamati abitualmente ‘frate’».
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