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Il fatto

Estorsioni per lo spaccio, chieste pesanti condanne

Il pm invoca 7 anni e 8 mesi per Mastracci, 6 per Zucconi. I fatti risalgono al 2013

Estorsioni per lo spaccio, chieste pesanti condanne

A distanza di tredici anni dai fatti contestati, sia avvia alle battute conclusive il processo che si sta celebrando, davanti al collegio penale del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Eugenia Sinigallia, per una serie di estorsioni ed episodi di spaccio relativi a ben tredici anni fa. In occasione dell’udienza celebrata ieri, il pubblico ministero Martina Taglione ha chiesto pesanti condanne per i due imputati rimasti a giudizio, ovvero coloro i quali, a differenza degli altri quattro usciti di scena, non hanno potuto beneficiare della prescrizione perché accusati di avere reiterato reati per i quali erano già stati giudicati in precedenza. Parliamo di Gianfranco Mastracci, latinense di 41 anni assistito dall’avvocato Sandro Marcheselli, per il quale la pubblica accusa ha chiesto la condanna a sette anni e otto mesi di reclusione, e Pietro Zucconi, latinense di 35 anni difeso da Ernesto Renzi, che il pm chiede di condannare alla pena di sei anni e otto mesi.

Secondo quanto ricostruirono gli inquirenti, Gianfranco Mastracci avrebbe chiesto denaro a una serie di giovani che avevano acquistato droga da lui, maturando debiti. Ma il pusher, vantando quei crediti, avrebbe minacciato quei ragazzi di gravi conseguenze. Lui e Zucconi, ritenuto suo complice, sono accusati di quattro estorsioni e tre episodi di spaccio, ma per Mastracci è stata configurata anche un’estorsione aggravata dalle circostanze aggravanti previste per il reato di rapina. Episodi del tutto simili a quelli contestati nel successivo processo per l’inchiesta Alba Pontina. Ma il suo legale, l’avvocato Sandro Marcheselli, aveva sollevato una serie di eccezioni, principalmente per contestare l’insussistenza delle prove valutate dal pubblico ministero, perché cinque dei sei testimoni citati dalla pubblica accusa, ossia le parti offese delle ritorsioni, non avevano confermato in aula quanto dichiarato in sede di denuncia nel corso dell’inchiesta, in assenza di altri elementi di prova. Tra l’altro non sono stati provati tentativi di condizionare la genuinità delle loro dichiarazioni, quindi le deposizioni non confermano il quadro prospettato dalla Procura. L’udienza in ogni caso è stata rinviata al prossimo 11 febbraio per le repliche dei difensori e la sentenza.

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