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La sofferenza nei diari di Paolo

Nella lettera ad un’amica il quattordicenne riportava il disagio per l’atteggiamento di un docente

I suoi scritti al vaglio dei consulenti della Procura nell’ambito dell’inchiesta sull’istigazione al suicidio

Nella lettera ad un’amica il quattordicenne  riportava il disagio per l’atteggiamento di un docente

Nei diari di Paolo Mendico le tracce concrete di quanto fosse difficile la sua vita a scuola. Dove un insegnante urlava e lo rimproverava per azioni che lui stesso descrive come esagerate e così le viveva. I consulenti che stanno esaminando quegli scritti già hanno sottolineato come dalle frasi emergano rabbia e disagio, risalente nel tempo anteriore all’ingresso di Paolo nell’Istituto Pacinotti di Santi Cosma e Damiano. Una delle pagine esaminate è una lettera scritta ad un’amica sul quaderno usato dalla mamma del ragazzo per trascrivere ricette culinarie. E’ un quaderno del 2020 quando il covid impediva a tutti di uscire di casa e anche a Poalo di incontrare la sua amica al parco giochi del paese. Ci sono dei passaggi che riguardano la difficoltà nello stare tutti chiusi in casa per via della pandemia, ma anche dei riferimenti alla scuola. Il quaderno è al vaglio, come altre prove, della Procura nell’ambito delle verifiche per accertare se sussiste il  reato di istigazione al suicidio. Come si sa, il quattordicenne di Santi Cosma e Damiano si è tolto la vita il 12 settembre 2025, la mattina di quello che doveva essere il primo giorno di scuola nel secondo anno di superiori, al Pacinotti appunto. Tra i passaggi della lettera ve ne è uno che potrebbe risultare di interesse investigativo per capire quanto e se ha inciso il clima complessivo vissuto dal ragazzino suicida. «Il professore urla e minaccia solo perché  io avevo preso da bere senza permesso dell’insegnante, davanti a tutti.  Il professore insulta, urlandomi ‘sei un rompi, un rompi’ solo perchè avevo portato il testo sbagliato davanti a tutti. Ho risposto alla professoressa: se cento alunni capiscono ma uno no vuol dire che il problema è l’insegnante. Poi ha rispiegato. E poi ancora: “Leva sta mano”: rimproverato davanti alla classe». 

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