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L'intervista

Piazze e spazi vivi: dal centro fragile alla città sostenibile

Emilio Ranieri sugli indirizzi e gli step del Masterplan redatto con Femia e Romagnoli, tra acqua, verde e rigenerazione urbana

Piazze e spazi vivi: dal centro fragile alla città sostenibile


Il centro storico di Latina dovrebbe tornare a essere prima di tutto luogo abitato e vissuto, non solo uno scenario per manifestazioni perché eventi sporadici, seppur validi, che animano temporaneamente gli spazi non ne rafforzano però l’identità e il valore. Questo anche il senso della recente riflessione dell’architetto Massimo Rosolini sulla visione di città che l’amministrazione deve proporre e realizzare.


Eppure un progetto è stato messo sulla carta, il Master Plan del centro urbano elaborato dall’architetto di fama internazionale Alfonso Femia con Emilio Ranieri e Francesco Romagnoli, una visione strategica che punta su qualità, partecipazione e programmazione concreta. Il piano è stato presentato mesi fa come la possibilità, sostenuta dall’assessore all’urbanistica Muzio, di passare dalla diagnosi di un centro fragile e intermittente a una proposta organica: restituire qualità urbana, riattivare i poli dismessi e costruire una visione condivisa che trasformi il cuore della città in una vera infrastruttura civica, stabile e generativa. Ne parliamo con l’ingegnere Emilio Ranieri, tra i progettisti del piano.  


Il Master Plan propone Latina come modello di città sostenibile, accogliente e permeabile. Qual è l’elemento più innovativo di questa visione rispetto alle pianificazioni del passato?
Il “Master Plan” o Schema di Assetto è uno strumento innovativo che permette di ragionare su una visione ampia che guarda alla necessità non solo di una conformità alle regole ma soprattutto di una “coerenza” alle necessità dell’ambito urbano. Questo è il lavoro che abbiamo proposto con gli architetti Alfonso Femia e Francesco Romagnoli. L’innovazione è figlia del tempo che viviamo, il masterplan risponde ai tempi dell’urban design, della mobilità dolce, dello spazio pubblico, del paesaggio e della storia idraulica nello scenario agro-pontino soggetto alle “minacce” dei cambiamenti climatici. Direi che l’acqua ed il verde, infrastrutture indispensabili e necessarie alla qualità della vita, rappresentano gli strumenti per rispondere alle sfide ambientali e sociali del XXI secolo.


La Consulta delle Professioni Tecniche riconosce al Master Plan un valore strategico ma sottolinea che, da solo, non basta. Come si passa dalla visione alla realizzazione?
Utilizzando gli strumenti indicati nel Master Plan come progetti esecutivi Cantierabili e accordi di partenariato pubblico privato e viene in aiuto alla programmazione anche l’approvazione del PEBA e del PUMS. Con progetti esecutivi si può partecipare ai diversi bandi UE collegati al Green Deal e alla rigenerazione urbana sostenibile. Il Comune dovrebbe, con coraggio, fare un investimento in progetti per poter intercettare i fondi che sono stanziati solamente per chi ha progetti già ben definiti. Il rischio invece è quello di rispondere a bandi, sicuramente interessanti, senza aver prima stabilito la visione e le necessità. Il Masterplan vuole rispondere anche a questa esigenza.  


Uno dei quattro assi strategici è lo spazio pubblico. Quali sono oggi le principali criticità del centro storico e come intendete superarle?
Le principali criticità del centro di Latina riguardano una mobilità dominata dall’auto, la scarsa qualità pedonale degli assi viari, la carenza di verde con conseguenti isole di calore e un forte sottoutilizzo del patrimonio edilizio: solo intorno a Piazza del Popolo si contano circa 20.000 mq di spazi vuoti. La strategia punta a riqualificare gli assi come connessioni urbane capaci di attivare nuove funzioni pubbliche, riaprire poli dismessi come l’ex Mercato Annonario, ripensare viale Don Morosini e l’area del Palazzo delle Poste, con un focus su Piazza San Benedetto (quella della Biblioteca Stirling e dell’ex Ospedale) come nuovo polo culturale e sociale. Centrale anche il potenziamento di percorsi ciclabili e pedonali.

E’ stata evidenziata l’assenza di un asse strutturale di connessione con il mare. È un tema che può essere integrato nella fase attuativa?
L’asse verso il mare, definito “asse tirrenico”, parte da una delle emergenze del centro di Latina, dall’area del grattacielo Key verso lo stadio. La presenza di Alfonso Femia ha rafforzato il lavoro sulle linee d’acqua e sul rapporto tra acqua e territorio, tema radicato nella storia della bonifica dell’agro pontino. Quelle opere, decisive per lo sviluppo agricolo e urbano, oggi vanno reinterpretate in chiave ambientale per costruire una città più fruibile e vivibile, una “casa” collettiva che unisca memoria, spazi di aggregazione e qualità urbana.


L’ex Mercato Annonario viene indicato come luogo simbolo della rifunzionalizzazione. Che tipo di funzioni immaginate per restituirgli centralità?
L’ex Mercato Annonario è chiuso da 15 anni per via di problematiche igienico sanitarie ed è andato progressivamente deteriorandosi. Rimane l’edificio per eccellenza simbolo della vocazione commerciale ed agricola della città. Mi sembra che tutta la città accolga con favore la sua riapertura come hub per il mercato, per l’innovazione gastronomica e spazi per la ristorazione senza dimenticare che la sua posizione consentirebbe una estensione della vita pubblica naturale verso le piazze limitrofe. Ci auguriamo che giungano presto delle proposte di riutilizzo perché il progetto è stato presentato come aperto ai contributi della cittadinanza.


E in questa direzione quali strumenti di partecipazione sono previsti?
Su indicazione dell’assessore Annalisa Muzio e del Dipartimento Urbanistica, il Master Plan sarà presentato a portatori d’interesse e cittadini per raccogliere contributi utili alle fasi successive, con primi incontri previsti già a marzo. Oltre agli Ordini professionali, si punta a coinvolgere anche l’Urban Center per rafforzare un percorso partecipativo ampio, capace di superare diffidenze e di coinvolgere la città non su singoli interventi ma su scelte strategiche di carattere sociale, economico e ambientale.


Il centro storico è stato spesso teatro di idee e studi rimasti sulla carta. Perché questa volta dovrebbe essere diverso?
Latina deve superare una storica difficoltà a costruire un “comune sentire” sulle scelte strategiche: divisioni ed egoismi hanno spesso frenato una visione collettiva, facendo perdere occasioni di sviluppo. Il Master Plan nasce da una riflessione storica e ideale, ma si fonda su obiettivi concreti e attuabili. Non è uno strumento rigido: lascia spazio a progetti puntuali e all’iniziativa privata, tanto che si propone l’istituzione di un Ufficio di Masterplan strategico per coordinare piani, programmi e governance. Serve però uno sforzo condiviso per superare la logica del “tutto e subito”: le trasformazioni urbane richiedono anni, talvolta interventi percepiti come invasivi, e una continuità politica che vada oltre un singolo mandato. Altrimenti si continuerà a inseguire l’emergenza, senza mai incidere davvero sulla qualità della città.


Che città sarà Latina tra vent’anni se questo Master Plan verrà attuato integralmente?
Una città più sostenibile, in grado di adattarsi ai cambiamenti climatici, con una infrastruttura verde e spazi pubblici accessibili, con aree completamente pedonali connesse, anche visivamente, con gli edifici pubblici rigenerati.

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