Il fatto
23.02.2026 - 11:01
Nulla da fare. La villa abusiva va demolita e i luoghi ripristinati. Il collegio del Tar del Lazio di Latina ha infatti respinto il ricorso del marito della presidente del Consiglio comunale di Cori, proprietario dell’immobile realizzato in zona artigianale al posto, appunto, di un opificio, un laboratorio da falegname. Doveva essere una sorta di capannone laboratorio con spazio espositivo e, al massimo, un alloggio per custode, ne è nata invece una bella villa a più piani in cui la coppia ha anche portato la propria residenza.
E la sua costruzione è andata avanti a lungo senza nessuno intervenisse, senza che nessuno sospendesse quei lavori. Non solo. Il sequestro nel 2018 avvenne solo dopo l’intervento del Nipaaf della Forestale che a Cori è intervenuto anche in altre occasioni al posto degli uffici preposti. Per questo abuso vennero indagati e rinviati a giudizio in cinque, tra cui il proprietario e l’allora responsabile dell’Ufficio tecnico.
Ipotesi di reato: lottizzazione abusiva, falso, abuso edilizio e violazioni alle leggi sismica e paesaggistica. Tutte le accuse sono state cancellate dalla prescrizione, ma il Tribunale ha invece confermato l’abuso e disposto che il Comune avvii le pratiche per la confisca. Iter bloccato però, proprio per la presenza del ricorso al Tar da parte del proprietario che ha deciso di impugnare l’ordinanza firmata dal dirigente all’Urbanistica - a cui verrà tolta poco tempo dopo - giunta solo nel 2019 e che il Comune ha deciso di non difendere.
Edizione digitale
I più recenti
Ultime dalla sezione