Questa è la storia di un uomo solo, malato di Sla, cui non viene riconosciuta l’assistenza economica pubblica per via dei ritardi burocratici nell’accertamento delle sue condizioni di salute che integrano il contributo finanziario pubblico.
E purtroppo non si tratta di un caso isolato. Francesco (il nome è di fantasia) è uno dei tanti malati gravi che stanno aspettando il completamento della pratica presso l’Inps e l’ufficio deputato ai contributi mensili per l’assistenza riconosciuti quando le persone non possono in alcun modo procurarsi il reddito necessario all’assistenza privata.
Giuseppe è solo e la «denuncia» sociale della condizione in cui versa viene raccontata da uno dei due amici che lo stanno aiutando da quando, dieci mesi fa, ha scoperto la malattia, rapidamente degenerata, al punto che oggi non può più deglutire né parlare. A luglio scorso gli amici di Francesco, di cui uno con procura generale, hanno inviato la richiesta per il riconoscimento dei benefici della legge 104 sulle invalidità irreversibili ma fino ad oggi non c’è stata alcuna risposta. Le condizioni di salute dell’uomo sono talmente gravi ed evidenti che si tratta di uno dei casi per i quali la valutazione ai fini dell’assistenza è possibile anche solo con esame documentale e ciò significa che si potrebbe risolvere anche in tempi più rapidi rispetto alle domande per le quali è necessario convocare a visita i pazienti. Francesco vive da sempre a Latina, dove fino allo scorso anno aveva una impresa individuale, ora chiusa; ha 63 anni e nessun altra forma di reddito, per questo sta pagando le badanti che lo aiutano con i suoi risparmi e il costo è di circa duemila euro al mese. «Ma i soldi che ha messo da parte stanno per finire - dice il suo amico - e lui non ha nessun familiare cui rivolgersi, è completamente solo e la solitudine non può diventare addirittura un’aggravante per un uomo malato. Sappiamo che ci sono decine di persone in gravi condizioni di disabilità legate a patologie insorte all’improvviso e sappiamo che è molto lunga per tutti l’attesa della visita legale per l’attestazione ad avere il contributo pubblico. Proprio per questa ragione forse è arrivato il momento di fare una riflessione sul funzionamento strutturale di questo meccanismo di assistenza. Ci sono persone che non possono permettersi di aspettare quanto spetta loro per legge, perché nel frattempo potrebbero morire o non avere più soldi per pagare infermieri e badanti provati, o contare su pochi amici che senza il riconoscimento dell’invalidità non possono nemmeno prendere dei permessi dal lavoro per fare assistenza. E’ un sistema assurdo, che sembra avulso dalla realtà concreta di chi vive questo tipo di patologie tutti i giorni. Noi speriamo che il caso di Francesco venga preso in considerazione e speriamo anche che intervengano dei correttivi per tutti i malati che sono nelle sue stesse condizioni ».