Cerca

Il caso

Processo Satnam bis, l'accesso dei carabinieri nell'azienda di Lovato

Ascoltati due testimoni, l'11 marzo chiamati a deporre i braccianti agricoli

Processo Satnam bis, l'accesso dei carabinieri nell'azienda di Lovato
E’ durata meno di un’ora l’udienza ieri mattina in Tribunale  del processo conosciuto come Satnam bis che vede imputati Renzo e Antonello Lovato, rispettivamente padre e figlio titolari di una azienda agricola di Borgo Santa Maria, ritenuti i presunti responsabili del reato di caporalato.   Davanti al giudice monocratico Clara Trapuzzano Molinaro,  al Procuratore Aggiunto Luigia Spinelli e al pubblico ministero Marina Marra,  hanno deposto due testimoni: un carabiniere della Compagnia  che aveva partecipato ad una ispezione nell’azienda dei Lovato il 13 marzo del 2025 e poi un consulente tecnico della Procura che aveva estratto dei dati dagli apparati informatici degli imputati. In aula era presente Antonello Lovato 40 anni,  detenuto in carcere per la morte del bracciante agricolo Satnam Singh, il processo per l’imputazione più grave di omicidio volontario con il dolo eventuale è in corso in Corte d’Assise ed è giunto alle battute finali.  Nei confronti dell’imputato il gip Barbara Cortegiano aveva emesso un anno fa   un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari sia per lui che per il padre. «Abbiamo fatto un accesso in un appezzamento di terra, siamo andati per verificare se ci fossero lavoratori nell’azienda della famiglia Lovato vicino Borgo Sabotino e abbiamo incontrato un parente dei  Lovato che ci disse che il terreno era stato dato in comodato d’uso. Dovevamo  accertare se l’azienda di Antonello Lovato lavorasse e chi materialmente stesse lavorando». Ha detto un carabiniere.  E’ stato il turno poi della deposizione del consulente tecnico della Procura che si è occupato di una estrazione di natura informatica su telefono, pen drive, e computer, due pen drive erano danneggiate e una parzialmente leggibile. Il processo è stato rinviato all’11 marzo quando saranno ascoltati i braccianti agricoli con l’ausilio di un interprete.  La Procura contesta due aggravanti: oltre al numero degli impiegati superiori a tre è emerso che  i lavoratori sfruttati sono stati esposti a situazioni di pericolo, in particolare per le condizioni di lavoro, «impiegandoli per svolgere mansioni improprie mediante l’utilizzo di attrezzatura artigianale e pericolosa». Gli imputati sono difesi dagli avvocati Mario Antinucci, Stefano Perotti, Valerio Righi.  Il Comune di Latina è rappresentato dall’avvocato Cinzia Mentullo e si è costituito parte civile. Il Comune di Cisterna - rappresentato dall’avvocato Maria Belli - è parte civile. Nel processo si è costituita la Regione Lazio, rappresentata dagli avvocati Lisa Angarano e Carlo D’Amata. «Hanno approfittato del loro stato di bisogno - è riportato nelle carte dell’inchiesta - attraverso il pagamento di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti di lavoro collettivi nazionali o territoriali, stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative a livello nazionale e comunque spropositato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato». I legali dei Lovato hanno chiesto la revoca del sequestro dell’azienda dei Lovato.

Edizione digitale

Sfoglia il giornale

Acquista l'edizione