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03.03.2026 - 07:30
Condanna confermata in Corte d’Appello a Roma nei confronti di Pablo Vargas, ex direttore del centro commerciale Morbella di Latina. Ritenuto il presunto responsabile di atti persecutori nei confronti di un commerciante del centro commerciale. Ieri i giudici di secondo grado si sono pronunciati: la pena è stata leggermente ridotta: da un anno e sei mesi a un anno, quattro mesi e 15 giorni. Conferma per la condanna delle spese legali a carico dell’imputato e conferma per quanto riguarda la condanna del risarcimento del danno a carico di Vargas da quantificare in sede civile.
Le motivazioni saranno depositate tra novanta giorni. Vargas era difeso nel procedimento dagli avvocati Alessandro Farau e Enrico Cellini mentre la parte offesa che si era costituita parte civile ed è assistita dall’avvocato Lorenzo Magnarelli. I fatti - secondo quanto ricostruito sono iniziati da settembre del 2019 e sono andati avanti fino al novembre del 2021 - e l’ipotesi è quella di atti persecutori che avevano ingenerato nella parte offesa un forte stato di ansia tale da cambiare le sue abitudini oltre al timore per la sua incolumità. Così è riportato nel capo di imputazione.
L’inchiesta aveva portato all’emissione di un provvedimento restrittivo; a coordinare tutti gli accertamenti, a seguito di una denuncia, era stato all’epoca dei fatti il Procuratore Giuseppe de Falco e l’Aggiunto Carlo Lasperanza. L’imputato era stato destinatario di un divieto di avvicinamento al commerciante e ai luoghi abitualmente frequentati da lui e dai suoi congiunti e in un secondo momento la misura cautelare era stata aggravata ed era finito agli arresti domiciliari.
Era stato il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina Pierpaolo Bortone a rinviare a giudizio nel novembre del 2021 l’imputato. Oltre agli insulti, il commerciante ha riferito di essere stato più volte minacciato.
I fatti finiti nel processo - secondo quanto ipotizzato - sono relativi ai rapporti interni al Consorzio degli operatori del Morbella ma nelle carte dell’inchiesta sono finiti anche dispetti che avevano condizionato l’andamento delle attività commerciali da lui gestite come una falsa segnalazione alla Polizia Locale per presunte violazioni.
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