Il fatto
03.03.2026 - 09:03
Assolto perchè il fatto non sussiste. La sentenza del giudice del Tribunale di Latina Eugenia Sinigallia è stata emessa ieri sera nei confronti di Andrea Tarozzi, 36 anni di Sabaudia, era accusato del depistaggio per l’omicidio di Erik D’Arienzo. Contestato il favoreggiamento e la simulazione di reato. Nella precedente udienza il pubblico ministero Martina Taglione aveva ricostruito i fatti chiedendo al termine della sua requisitoria la condanna alla pena di quattro anni. In base a quanto ipotizzato la sera dell’omicidio - avvenuto a fine agosto del 2020 - Tarozzi avrebbe dichiarato ai carabinieri delle circostanze false in merito alle modalità dell’aggressione a Erik D’Arienzo: aveva raccontato che era stato investito da un’auto sulla strada Pontina e che poi il conducente della vettura era scappato non fermandosi per i soccorsi facendo perdere le tracce.
Nel corso delle indagini Tarozzi era stato destinatario di una misura restrittiva ed era finito agli arresti domiciliari. Secondo quanto è emerso, l’imputato era stato ascoltato dai Carabinieri della stazione di Sabaudia e aveva dichiarato di aver rinvenuto a terra il corpo di Erik D’Arienzo a seguito di un investimento pedonale a cui ha assistito - è riportato nelle carte dell’inchiesta - denunciando lesioni colpose stradali con omissione di soccorso e fuga del conducente, affermando falsamente essere avvenuto un reato, dando luogo alla nascita di un procedimento penale per questa ipotesi delittuosa». Dopo la richiesta del magistrato inquirente che in oltre un’ora nel corso della precedente udienza aveva ricostruito l’indagine e il contesto dei fatti chiedendo la condanna di Tarozzi a quattro anni, la difesa dell’imputato, rappresentata dall’ avvocato Antonio Orlacchio, aveva chiesto l’assoluzione chiedendo la trascrizione della chiamata inviata al numero di emergenza del 118. Erik D’Arienzo la sera del 29 agosto 2020 subì l’aggressione che gli è costata la vita.
Subito dopo il personale del 118 sulla scena del crimine arrivarono i carabinieri, grazie alla testimonianza di una persona che si trovava ad una certa distanza dal luogo aveva notato i movimenti sospetti di due persone, sono particolari tornati utili per la ricostruzione dei fatti. «Aveva affermato di aver appreso da Fabrizio Moretto della caduta di Erik dallo scooter condotto da quest’ultimo e ha aiutato quest’ultimo ad eludere le investigazioni», era scritto nel capo di imputazione. Moretto, a sua volta sospettato dell’aggressione fatale, cinque mesi dopo, era stato ucciso davanti casa. Le accuse di favoreggiamento per Tarozzi avevano retto al Riesame. Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra novanta giorni.
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