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Il caso

Caso chioschi, il Riesame lascia Secci agli arresti domiciliari

L'accusa regge pienamente, Respinta la richiesta della difesa. il reato: turbativa d'asta

Sabaudia, inchiesta chioschi: la difesa di Secci ricusa il giudice

L'ex vicesindaco Secci con l'avvocato Archidiacono

Resta agli arresti domiciliari l’ex vicesindaco di Sabaudia Giovanni Secci, principale indagato nell’inchiesta relativa all’aggiudicazione dei chioschi sul Lungomare di Sabaudia. I giudici del Tribunale del Riesame Maria Agrimi, Olga Manuel, Enrica Villani, hanno respinto il ricorso presentato dalla difesa dell’ex vicesindaco rappresentata dall’avvocato Renato Archidiacono.

Ha tenuto pienamente l’impianto accusatorio così come restano inalterate le esigenze cautelari. Era stato il pubblico ministero Giuseppe Miliano, titolare dell’inchiesta a chiedere l’emissione del provvedimento restrittivo nei confronti di Secci e di due dirigenti comunali. A seguito dell’interrogatorio preventivo il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Cario aveva firmato un’ordinanza di custodia cautelare nell’inchiesta sulle gare pilotate per l’aggiudicazione dei chioschi.


L’indagine era stata condotta dai Carabinieri della Forestale del Nipaaf e della tenenza della Guardia di Finanza per dei fatti avvenuti nell’estate del 2025. Nelle carte dell’inchiesta è venuto alla luce anche il pressing oltre alle insofferenze per i controlli condotti dalla Guardia Costiera.
Lo scorso 20 gennaio si era svolto l’interrogatorio preventivo in Tribunale, Secci si era avvalso della facoltà di non rispondere, aveva presentato delle memorie difensive e aveva ricusato il giudice. L’udienza è fissata per il 19 marzo a Roma. «L’amministrazione comunale pur di pilotare la gara a soggetti diversi dal legittimo assegnatario determinava il concreto inizio della stagione balneare e del servizio di assistenza balneare urgente con ritardo. L’esatto contrario dell’interesse della collettività», aveva scritto il gip nel provvedimento cautelare. Il ruolo dell’ex vicesindaco era rilevante. «Impone le direttive per imporre criteri del bando di favore per i soggetti da favorire , direttive finalizzate ad intervenire presso la polizia giudiziaria per controllare i destinatari favoriti dell’azione distorta». I provvedimenti erano stati eseguiti lo scorso 17 febbraio. Il Tribunale del Riesame aveva valutato anche le posizioni dei due dirigenti Elisa Cautilli e Giuseppe Caramanica e aveva riformato l’ordinanza e disposto per entrambi la sostituzione della misura cautelare degli arresti domiciliari con la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio del servizio di pubblico dipendente per la durata di un anno. I due indagati sono difesi dagli avvocati Giulio Mastrobattista, Massimo Signore, Francesco Fedele. Le difese hanno annunciato ricorso in Cassazione. L’inchiesta contesta la turbativa d’asta per l’assegnazione di cinque postazioni che risalgono alla scorsa estate.

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