Il caso
18.03.2026 - 12:30
«Non so se soddisfazione sia la parola giusta, ma soprattutto la mia assistita e sua figlia oggi si sentono restituite una parte di dignità». È l’avvocato Claudia Sorrenti a commentare la sentenza del Tribunale di Roma che ha condannato il giornalista Giampiero Mughini per diffamazione aggravata, su denuncia sporta da Barbara Mariottini, madre di Desirée.
Il pronunciamento riguarda le parole pronunciate da Mughini in diretta a Domenica In il 28 ottobre 2018, dieci giorni dopo il ritrovamento del corpo senza vita della sedicenne di Cisterna, uccisa dopo ore di violenze e sevizie. La ragazza era stata abbandonata a morire su un giaciglio lurido, immersa nel buio di uno stabile abbandonato nel quartiere San Lorenzo, a Roma.
Nella trasmissione, in diretta nazionale, Mughini disse che Desirée era “predestinata” a quella fine, che la madre e la famiglia l’avevano “abbandonata” e che si trattava di una “famiglia estremamente debole”. Parole che hanno ferito profondamente Barbara Mariottini, i nonni, il padre e la sorella di Desirée, privati di una figlia e di una sorella in un modo atroce e costretti a subire, in piena tragedia, anche l’insulto mediatico.
Il Tribunale ha riconosciuto Mughini colpevole di diffamazione aggravata, condannandolo a una sanzione di 600 euro e al risarcimento dei danni nei confronti della madre e della sorella di Desirée, alle quali è stata intanto riconosciuta una provvisionale. Barbara Mariottini ha lasciato la parola al suo legale, che l’ha assistita fin dall’inizio degli anni di processo ai quattro assassini di Desirée e anche in questa battaglia giudiziaria.
«Sono frasi che non si possono dire con tanta leggerezza in televisione. Sono parole ignobili che vanno decisamente oltre il diritto di cronaca o anche quello di critica. Purtroppo, però, in quei giorni su questa ragazzina sono state dette tante, troppe cose con troppa leggerezza. Giudizi spietati su una famiglia distrutta dal dolore, a cui il giudice oggi ha finalmente ridato un altro tassello di giustizia», ha dichiarato l’avvocato Sorrenti.
Desirée Mariottini venne trovata senza vita in uno stabile abbandonato del quartiere San Lorenzo, a Roma. Era stata drogata, abusata, seviziata e lasciata morire nell’indifferenza totale. La sua storia ha scosso il Paese, riaccendendo il dibattito su violenza di genere, percezione delle vittime e ruolo dei media.
La Corte di Cassazione, nell’ottobre 2024, ha confermato, rendendole definitive, le condanne dei quattro assassini: 26 anni per Alinno Chima, 22 anni per Mamadou Gara (dopo un processo “bis” richiesto proprio dalla Corte), 18 anni per Brian Minthe ed ergastolo per Yousef Salia.
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