Il fatto
23.03.2026 - 12:21
Nei giorni scorsi i militari del Nucleo Carabinieri Forestale di Priverno sono intervenuti in località Chiesuola, nel territorio del Comune di Latina, nell’ambito delle attività di controllo finalizzate alla prevenzione e repressione dei reati ambientali. La pattuglia è stata inviata in zona dopo una segnalazione giunta alla Centrale Operativa dell’Arma, che indicava la possibile presenza di sversamenti sospetti lungo una cunetta stradale.
Giunti sul posto, i militari hanno riscontrato la presenza di materiale stagnante all’interno del canale di scolo, riconducibile visivamente a effluenti di allevamento, con il caratteristico odore pungente tipico dei reflui zootecnici. Poco distante dalla cunetta era presente una stalla con bovini; nei terreni limitrofi e confinanti con il fosso risultava evidente un’utilizzazione agronomica con il riutilizzo di effluenti di allevamento sui fondi agricoli di proprietà di un’azienda della zona. Parte di questi liquidi, però, invece di essere regolarmente assorbita dal terreno risultava confluita direttamente nella canaletta lungo la strada.
Secondo quanto accertato dai Carabinieri Forestali, lo sversamento di effluenti di allevamento in corpi idrici o in canali collegati alla rete di scolo può causare potenziali danni alle acque superficiali fino a compromettere, nei casi più gravi, anche la falda sotterranea, con possibili ripercussioni sulla qualità dell’ambiente e sulla salute pubblica. Dagli accertamenti documentali è emerso inoltre che il titolare dell’azienda agricola non era in possesso del Piano di Utilizzazione Agronomica (PUA) con la relativa comunicazione al Comune di Latina per lo spandimento degli effluenti, atto necessario a legittimare tale pratica in base all’articolo 3, comma 1, del regolamento regionale n. 1/2015 (“Disciplina dell’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e di talune acque reflue”).
Constatata l’assenza delle prescritte autorizzazioni e la gestione irregolare dei reflui, i militari hanno proceduto a deferire in stato di libertà il titolare dell’azienda per utilizzazione agronomica di effluenti di allevamento al di fuori dei casi e delle procedure previste dalla normativa vigente. In caso di condanna, l’uomo rischia la pena dell’ammenda da 1.500 a 10.000 euro oppure l’arresto fino a un anno, come stabilito dall’articolo 137, comma 14, del decreto legislativo 152/2006.
L’Organizzazione Forestale dell’Arma dei Carabinieri prosegue intanto nelle attività di prevenzione e contrasto ai reati che mettono a rischio l’uomo e l’ecosistema, affiancando all’azione repressiva anche un costante lavoro di sensibilizzazione rivolto a cittadini e imprese. I militari ricordano l’importanza di adottare corrette pratiche nella gestione dei rifiuti e degli effluenti, sottolineando i vantaggi economici, sociali e ambientali derivanti da un trattamento regolare e controllato degli stessi. Allo stesso tempo invitano chiunque venga a conoscenza di comportamenti sospetti o potenzialmente dannosi per l’ambiente a segnalarli prontamente alle Autorità competenti, ricordando che è attivo il numero di emergenza ambientale 1515, a disposizione della collettività per ogni segnalazione di presunti illeciti a tutela del territorio.
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