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Paziente morto per l'ascensore rotto, i giudici: era senza fotocamera

Depositate le motivazioni della sentenza della Cassazione per il decesso di un 81enne. I fatti nell'ottobre del 2009

La sede dell'ospedale Santa Maria Goretti di Latina

Sono state depositate le motivazioni della sentenza dalla quinta sezione penale della Corte di Cassazione per la morte al Santa Maria Goretti di Francesco Trotto, un paziente di 81 anni  rimasto ferito per l’ascensore rotto.  

I reati erano stati dichiarati prescritti  per quattro capi di imputazione. Per un quinto capo di imputazione, la Suprema Corte ha disposto l’invio degli atti ad un’altra sezione della Corte d’Appello civile che dovrà decidere sugli aspetti civilistici. Era stato il giudice Laura Morselli nel giugno del 2018 a condannare i due imputati Gianfranco Cardosi a un anno e Fabio Setteneri a 11 mesi. L’inchiesta condotta dai Carabinieri del Nas aveva portato a ricostruire cosa non era andato nel funzionamento dell’ascensore del Santa Maria Goretti che aveva provocato nel 2009 la tragedia. Il paziente era morto dopo 15 giorni di agonia.


«Risulta provato che la persona offesa cercando di salire sull’ascensore che si stava chiudendo  aveva inserito un braccio tra le porte scorrevoli sulle quali rimaneva incastrato e nel tentare di divincolarsi cadeva all’indietro. Questo dato  - hanno scritto i giudici della Corte di Cassazione, presidente Rosa Pezzullo  - dimostra  oltre ogni ragionevole dubbio  che in quel momento la fotocamera Slim a tutta  altezza non era presente, come invece affermato nella certificazione redatta  dagli imputati, in quanto ove fosse stata installata sarebbe stata in grado di rilevare la presenza del braccio del Trotto e avrebbe perciò impedito la chiusura delle porte  dell’ascensore, così evitando che vi rimanesse incastrato.

Da tanto discende che era contraria al vero l’attestazione contenuta nel certificato di ultimazione dei lavori che erano stati eseguiti  in conformità con le prescrizioni contrattuali e corrispondevano a quelli richiesti.

I giudici dell’Appello hanno ravvisato  l’esistenza di un nesso di causalità tra la condotta di falso e le lesioni ( e poi la morte) del Trotto, ritenendo integrata un’ipotesi di reato di morte come conseguenza di altro delitto, per essere derivata quale conseguenza del reato di falso contestato nei confronti dei due imputati».
La morte di Francesco Trotto risale a seguito dell’infortunio avvenuto il 17 ottobre del 2009.

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