Sviluppi
31.03.2026 - 07:51
Sono state depositate le motivazioni della sentenza dalla quinta sezione penale della Corte di Cassazione per la morte al Santa Maria Goretti di Francesco Trotto, un paziente di 81 anni rimasto ferito per l’ascensore rotto.
«Risulta provato che la persona offesa cercando di salire sull’ascensore che si stava chiudendo aveva inserito un braccio tra le porte scorrevoli sulle quali rimaneva incastrato e nel tentare di divincolarsi cadeva all’indietro. Questo dato - hanno scritto i giudici della Corte di Cassazione, presidente Rosa Pezzullo - dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che in quel momento la fotocamera Slim a tutta altezza non era presente, come invece affermato nella certificazione redatta dagli imputati, in quanto ove fosse stata installata sarebbe stata in grado di rilevare la presenza del braccio del Trotto e avrebbe perciò impedito la chiusura delle porte dell’ascensore, così evitando che vi rimanesse incastrato.
Da tanto discende che era contraria al vero l’attestazione contenuta nel certificato di ultimazione dei lavori che erano stati eseguiti in conformità con le prescrizioni contrattuali e corrispondevano a quelli richiesti.
I giudici dell’Appello hanno ravvisato l’esistenza di un nesso di causalità tra la condotta di falso e le lesioni ( e poi la morte) del Trotto, ritenendo integrata un’ipotesi di reato di morte come conseguenza di altro delitto, per essere derivata quale conseguenza del reato di falso contestato nei confronti dei due imputati».
La morte di Francesco Trotto risale a seguito dell’infortunio avvenuto il 17 ottobre del 2009.
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