Il fatto
15.04.2026 - 07:31
Un altro esponente della criminalità latinense è passato dalla parte della giustizia e ha iniziato a rendere dichiarazioni ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma. Si tratta di Vincenzo Palaia, ex rapinatore di 45 anni finito di nuovo in carcere a maggio, quando era stato arrestato dai carabinieri nella città di Aprilia con una pistola carica di provenienza illecita, circostanza che gli è valsa una condanna a sei anni di reclusione, incassata alla fine di ottobre. Quindi la prospettiva di trascorrere tutto questo tempo dietro le sbarre, dopo avere già sostenuto lunghi periodi di detenzione, deve averlo convinto a cedere alla tentazione di collaborare con la giustizia per ottenere dei benefici.
Stando a quanto trapelato finora, il percorso di Vincenzo Palaia dalla parte dei magistrati sarebbe iniziato da poco, ma è già stato trasferito in un carcere laziale di massima sicurezza e ha revocato l’incarico all’avvocato latinense che lo ha assistito finora, per nominarne uno indicato dall’amministrazione della Giustizia. Formalmente Palaia non è ancora entrato nel programma di protezione per i pentiti, perché sta sostenendo il periodo di sei mesi nei quali ha la possibilità di riferire tutto ciò che sa, ovvero i fatti e le circostanze penalmente rilevanti che ha vissuto personalmente o ha saputo da terzi, rispondendo alle domande dei magistrati nel corso degli interrogatori che sosterrà nell’arco di questo tempo. Dovrà convincere gli inquirenti che le informazioni in suo possesso potranno tornare utile per sostenere indagini e processi, ma se ha intrapreso questo percorso sicuramente ha già superato la fase preliminare, durante la quale i pubblici ministeri compiono un primo colloquio esplorativo.
Anzi, a sua volta era stato involontariamente confidente di un altro pentito, un tempo affiliato ai Ciarelli, vale a dire Andrea Pradissitto, conosciuto proprio dietro le sbarre. Quest’ultimo lo aveva chiamato in causa in una serie di circostanze finite agli atti del processo Reset sul sodalizio criminale dei fratelli Angelo e Salvatore Travali e Cotantino Cha Cha Di Silvio, ma al momento di testimoniare Palaia aveva negato tutto, convincendo il collegio dei giudici a sminuire la dichiarazione di Pradissitto. Per questo, sicuramente, il pentimento di Palaia può avere una valenza notevole per la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma nell’ambito dell’Appello promosso per contestare le numerose assoluzioni sul fronte del traffico di droga. Tant’è vero che il pubblico ministero ha eccepito l’eccessiva fiducia concessa dai giudici a Palaia, al punto di screditare il collaboratore di giustizia, senza soppesare l’astio trapelato nel corso della sua testimonianza. Insomma, la nuova collaborazione potrebbe trasformarsi in nuova testimonianza a favore della pubblica accusa per ribaltare il verdetto di primo grado.
Di certo Vincenzo Palaia è in grado di fornire particolari sui sodalizi criminali che ha frequentato. Sul traffico di droga è imputato in un processo che lo vede accostato ai personaggi che in passato si sono scontrati con i clan zingari, ma in passato non ha disdegnato di fare affari anche con questi ultimi. Come aveva rivelato un altro collaboratore di giustizia, Agostino Riccardo, nel 2016 Vincenzo Palaia si era ritrovato a compiere rapine in banca per pagare i debiti contratti in precedenza con i Di Silvio della famiglia di Armando detto Lallà, che gli erano costati anche minacce e pestaggi.
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