Giudiziaria
15.04.2026 - 10:00
Ascoltata in forma protetta e aiutata a comprendere le domande e a rispondere da una psicologa, ha ripercorso alcune giornate passate con quell’uomo che era arrivata a chiamare “papà” e che per un lungo periodo aveva frequentato la sua casa e sua madre. Anche lei spesso frequentava la casa di quell’uomo che, a quanto sembra, non aveva mai di fatto convissuto con madre e figlia. C’era quindi una assoluta fiducia. Fiducia che però sarebbe stata tradita nel peggiore dei modi.
È stato un incidente probatorio con tutte le cautele del caso quello tenutosi ieri mattina in Tribunale a Latina in cui una bambina che non ha ancora 10 anni ha dovuto spiegare in che modo le attenzioni e le carezze di un “amico di mamma” l’avrebbero fatta sentire.
Come detto, sarebbe emerso un rapporto caratterizzato da profonda fiducia quello che legava madre e figlia, di origini straniere ma da tempo trasferitesi a Cisterna, a quell’uomo che ha oggi 51 anni e che (difeso dagli avvocati Marta Censi e Paolo Angeloni) secondo una denuncia sporta da un terzo soggetto - non la madre - avrebbe non solo schiaffeggiato in alcune occasioni la bambina, facendo ipotizzare una accusa di maltrattamenti, ma l’avrebbe anche palpeggiata nelle parti intime e baciata in modo di certo inopportuno. Da qui una ipotesi di violenza sessuale aggravata dalla minore età della vittima. La piccola ieri mattina, è stata ascoltata in collegamento dalla casa famiglia dove si trova insieme alla madre, classe 1994. Sono infatti state allontanate dalla loro abitazione per fatti che non hanno nulla a che vedere con questa vicenda. L’uomo invece, un soggetto con alle spalle diversi precedenti, si trova agli arresti domiciliari per un’altra causa.
La bambina ha raccontato come quell’uomo in diverse occasioni la andasse a prendere a scuola, l’aiutasse anche a fare i compiti. Era una persona di famiglia, e lei aveva anche iniziato a chiamarlo papà. L’aveva vista crescere per un lungo periodo. In merito alle ipotesi di accusa però, la piccola avrebbe confermato solo una parte di quanto gli inquirenti sospettano, altre fatti invece li avrebbe di fatto negati. Adesso la parola passa all’autorità giudiziaria che dovrà decidere se ci sono elementi sufficiente a procedere o meno.
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