Il fatto
22.04.2026 - 09:30
Sono concentrate quasi esclusivamente sulla ricerca di tracce organiche che possano portare al profilo genetico e quindi all’identità di chi l’ha maneggiata, le indagini sul ritrovamento di una sacca contenente una pistola calibro 7,65 e le relative munizioni, nascosta tra l’erba nel cortile dell’ospedale Santa Maria Goretti di Latina. Perché nel punto dove l’arma è stata lasciata non ci sono telecamere che possano avere ripreso movimenti sospetti e tutti gli impianti di video sorveglianza del circondario non possono fornire dettagli utili alle verifiche, visto che non si conosce il lasso di tempo nel quale devono essere ristrette le ricerche.
Del resto il nodo cruciale, in questa fase degli accertamenti affidati agli investigatori della Polizia, è stabilire quando la pistola sia stata abbandonata in quel punto, perché resta difficile per ora stabilire da quanto tempo si trovasse lì, prima che un operaio impegnati in uno scavo lungo la strada si accorgesse della busta. La scoperta in realtà non è stata del tutto casuale, perché la sacca si trovava nel prato, a ridosso del muro perimetrale del Goretti, nel punto dove dev’essere realizzata una cabina elettrica, quindi l’operaio era passato da una parte all’altra del muro per una verifica: stava per buttare la busta, quando è rimasto insospettito dal peso eccessivo.
E una volta visto il contenuto aveva dato l’allarme. Analizzando il luogo sembra sempre più logico pensare che qualcuno abbia lasciato la pistola in un quel punto in un momento concitato, magari mentre temeva di essere seguito o semplicemente pensava di rischiare un controllo imminente. La sacca infatti si trovava nel prato che circonda l’elisuperficie utilizzata per il soccorso, delimitata dal parcheggio del pronto soccorso da una recinzione e da una sbarra elettrica, quindi un posto non accessibile a chiunque, ma comunque raggiungibile, magari di notte. Insomma, è plausibile che la sacca con pistola e munizioni sia stata gettata da un lato all’altro del muro, dal marciapiede di via Guido Reni: per recuperarla, sarebbe stato necessario scavalcare quel muro, o semplicemente la sbarra di accesso all’elisuperficie.
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