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Il fatto

Infopoint fantasma: la porta della città che non accoglie

La struttura fuori dalla stazione mai decollata tra promesse, ritardi e un contenzioso: il nodo di un turismo senza racconto

Infopoint fantasma: la porta della città che non accoglie

C’è un momento preciso, per chi arriva a Latina in treno, in cui la città si racconta senza filtri. Non è il centro, non è il lungomare. È il piazzale della stazione di Latina Scalo. Il pendolare scende, il turista si guarda intorno, e davanti a entrambi compare una scatola di vetro chiusa. Fuori la scritta ‘Benvenuta a Latina’ consumata e scolorita. Dentro, una scrivania, qualche depliant sbiadito, il tempo fermo.

Un infopoint che non informa, un luogo pensato per accogliere e rimasto invece a testimoniare un’assenza. È da qui che si può cominciare a leggere una parte della storia urbana di Latina: da un contenitore nato negli anni Duemila con ambizioni “smart”, quando ancora il lessico delle smart city non era inflazionato, e rimasto intrappolato in un eterno stato di sospensione. Da decenni il piazzale della stazione è stato teatro di promesse, progetti, ripensamenti e anche di un contenzioso che ne ha bloccato le ambizioni. L’infopoint, in particolare, è diventato negli anni qualcosa di più di una semplice struttura inutilizzata: una piccola, perfetta metafora delle difficoltà del turismo pontino a darsi una forma riconoscibile e continua. Perché quel punto informativo non è mai davvero partito?

Le ragioni sono molte e si sovrappongono. C’è stata, certamente, una gestione incerta, fatta di competenze che si sono intrecciate senza mai risolversi. Ma c’è anche un nodo più profondo: la fragilità dell’offerta turistica locale, la mancanza di una narrazione coerente del territorio, l’assenza di una strategia capace di tenere insieme mare, storia, borghi e infrastrutture. L’infopoint, in fondo, è rimasto vuoto anche perché intorno non si è mai costruito davvero un sistema da raccontare. Negli anni, quella scatola di vetro è stata tutto e il contrario di tutto: presidio mai attivato, possibile sede distaccata dell’anagrafe, spazio da riassegnare ad associazioni, simbolo di degrado urbano. Ogni amministrazione ci ha proiettato sopra una soluzione, senza mai arrivare a una trasformazione concreta. Anche i tentativi più recenti si sono arenati tra burocrazia e cambi di dirigenti lasciando dietro di sé una scia di annunci e rinvii. Intanto, fuori, la vita continuava. I taxi cercavano uno spazio più funzionale, i pendolari si arrangiavano, i visitatori — pochi o molti che fossero — non trovavano alcun punto di riferimento. Non stupisce che proprio dalla cooperativa dei tassisti era arrivata un anno fa una proposta di gestione: un segnale pratico, quasi elementare, che dice molto su quanto quel vuoto pesi nella quotidianità prima ancora che nell’immagine. Un anno fa in commissione bilancio era stato annunciato l’avvio di una gara pubblica per l’affidamento della gestione. Oggi l’amministrazione sembra aver rimesso mano all’intera vicenda, ricostruendo l’iter chiudendo i passaggi tecnici, fino alla definizione catastale ormai alle battute finali. Superato anche il contenzioso con Ferrovie dello Stato, si punta ora alla pubblicazione di un bando per l’affidamento della gestione.

L’idea è quella di trasformare finalmente l’infopoint in un presidio reale: non solo informazione turistica, ma anche servizi per pendolari, taxi e visitatori, con la possibilità di integrare attività commerciali e inserirlo in una rete più ampia di accoglienza territoriale. È presto per dire se questa sarà davvero la volta buona. Latina ha già conosciuto troppe partenze mancate per concedersi entusiasmi facili. Ma il punto, forse, non è solo riaprire una struttura. È decidere cosa deve essere oggi quel luogo. Un semplice sportello informativo? Un presidio per i servizi di mobilità? Un primo tassello di una strategia turistica finalmente credibile? Perché il rischio, altrimenti, è di riempire una scatola senza cambiare il racconto. E allora quei volantini potrebbero anche essere aggiornati, le vetrate ripulite, le luci riaccese. Ma resterebbe, appena fuori dalla porta, la stessa domanda irrisolta: cosa ha davvero da dire Latina a chi arriva?


Finché quella risposta non sarà chiara, l’infopoint — aperto o chiuso che sia — continuerà a essere più un simbolo che un servizio. E forse è proprio per questo che la sua storia, lunga quasi 20 anni, pesa così tanto: perché in quel piccolo spazio di vetro si riflette, in scala ridotta, l’idea di città che ancora fatica a trovare una forma compiuta.

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