Erano i giorni immediatamente successivi alla sconfitta elettorale del primo turno, quando i risultati avevano certificato come al ballottaggio il candidato del Partito democratico Enrico Forte non sarebbe andato. Il segretario comunale del partito, Andrea Giansanti, scrive una lunga lettera, si prende le sue responsabilità anche se non è il solo colpevole della debacle, e lascia l’incarico di guida del pd di Latina. Da allora a oggi sono trascorsi quasi quattro mesi e a parte dispute, scontri e presunti accordi mai concretizzati, il partito democratico del capoluogo è ancora privo di una segreteria. Il 4 ottobre scorso 21 componenti dell’assemblea hanno avanzato al segretario provinciale Salvatore La Penna una richiesta di convocazione per procedere all’elezione del segretario. Giunti ieri al 26 di ottobre senza alcuna risposta, hanno reiterato la richiesta, aggiungendo che sono pronti in caso di nuovo silenzio, ad autoconvocarla.
«I membri sottoscrittori reiterando tale richiesta, evidenziano che, visto il carattere di urgenza, se entro una settimana non si procederà alla convocazione della suddetta assemblea, intendono procedere alla sua autoconvocazione». Un ultimatum dunque nella speranza che il segretario provinciale Salvatore La Penna e quello regionale Fabio Melilli intervengano per convocare l’assemblea. L’alternativa, appunto, è una auto convocazione con la quale procedere all’elezione del segretario senza il resto del partito, ossia la componente che fa riferimento al senatore Claudio Moscardelli e al segretario La Penna. Una forzatura che potrebbe innescare un nuovo pesante scontro interno ai Dem.
Certo è che la situazione è di quelle paradossali che solo il Pd è spesso in grado di produrre. Un paio di mesi fa sembrava che la questione si fosse risolta con l’intesa di creare un coordinamento che rappresentasse le varie anime del partito nel capoluogo. Ma poi quell’intesa non si è mai concretizzata, tanto che siamo arrivati a oggi. Le strade ora sono due: o si procede a convocare l’assemblea, oppure il coordinatore regionale Melilli impone un commissariamento. Il gruppo vicino a Enrico Forte ha la maggioranza relativa e, andando in assemblea, può eleggere il segretario anche senza intesa con i componenti dell’area vicina a La Penna e Moscardelli.