Il 23 giugno di quest'anno aveva patteggiato una pena davanti al gip di Velletri per un tentativo di rapina aggravata in concorso al Mc Donald's di Nettuno, avvenuto il 9 dicembre 2015: poi, però, ci ha ripensato e - deducendo dei vizi di motivazione nella sentenza in relazione all'affermazione della penale responsabilità - ha promosso ricorso in Cassazione.

E' questa la storia di un 35enne che si è visto respingere il proprio appello alla Suprema Corte, con conseguente conferma della pena patteggiata e condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento della somma di duemila euro alla Cassa delle ammende.

I giudici, in particolare, hanno ritenuto il ricorso generico e totalmente infondato: "E' appena il caso di ricordare che, facendo richiesta di applicazione della pena, l'imputato rinuncia ad avvalersi della facoltà di contestare l'accusa, o, in altri termini, non nega la sua responsabilità ed esonera l'accusa dall'onere della prova; la sentenza che accoglie la detta richiesta contiene, quindi, un accertamento ed un'affermazione impliciti della responsabilità dell'imputato, e pertanto l'accertamento della responsabilità non va espressamente motivato, così come l'affermazione di responsabilità non va espressamente dichiarata  - si legge nella sentenza della Cassazione - Del resto, poiché la richiesta consensuale di applicazione della pena si traduce in una scelta processuale che implica la rinuncia ad avvalersi della facoltà di contestare l'accusa mediante un atto dispositivo con cui l'interessato abdica all'esercizio del diritto alla prova, l'intervenuto patteggiamento preclude la possibilità di contestare, con i motivi di impugnazione, i termini fattuali dell'imputazione".