Uomo che agisce «in spregio delle regole societarie», «presunto imprenditore», avido al punto tale da far fuori dall’azienda di famiglia prima la zia e poi la madre e la sorella, lasciandole «con un pugno di mosche in mano». Un ritratto pesante, pesantissimo quello di Alberto Veneruso, in carcere con le accuse di aver compiuto bancarotte e frodi fiscali milionarie attorno alle pontine Agw e Alfer, ex Aviointeriors ed ex Rail Interiors; un ritratto fatto questa volta non dagli inquirenti, ma dal cugino Mario Schisa. Quest’ultimo, per lunghissimo tempo uno degli uomini di fiducia del 47enne di Napoli, indagato nella stessa inchiesta che ha portato il «signore di Tor Tre Ponti» in una cella di Poggioreale, nel giugno di due anni fa ha scritto un memoriale, memorizzandolo nel suo computer sotto il titolo «Profilo e iter imprenditoriale di AV», dove ricostruisce carriera, fatti e misfatti del congiunto, in larghissima parte perfettamente coincidenti con le ipotesi accusatorie poi formulate dalla Guardia di Finanza di Latina e dal sostituto procuratore Marco Giancristofaro. Un documento di enorme importanza per gli investigatori, che lo hanno trovato sequestrando, l’8 ottobre 2014, il computer di Schisa, e che ora è agli atti della maxi inchiesta.

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